Discepolato cristiano, parte 1: la chiamata
Peter Amsterdam
I Vangeli raccontano la storia della vita, del ministero, della morte e della risurrezione di Gesù; parlano anche dei suoi insegnamenti a quelli che lo seguirono come discepoli. Nei quattro Vangeli leggiamo delle interazioni di Gesù con i suoi seguaci e del loro percorso spirituale nella comprensione di chi Lui era veramente e le questioni che sorsero per come a volte essi fraintesero i suoi insegnamenti.
Troviamo un ritratto generale di questo discepolato nei Vangeli, ognuno dei quali contiene alcune similarità riguardo ai discepoli di Gesù, oltre ad alcune differenze.1 Per esempio, il Vangelo di Luca parla dei dodici discepoli che Gesù designò come apostoli (Luca 6:13) oltre a un organismo più vasto composto di settantadue discepoli, oltre ai dodici, che non sono menzionati negli altri Vangeli (Luca 10:1). Il Vangelo di Luca parla di una «folla di discepoli» che «iniziò con gioia a lodare Dio a gran voce per tutte le opere potenti che avevano visto» (Luca 19:37).
I Vangeli dipingono i discepoli come persone comuni che commettevano errori, fraintendevano le parole Gesù, litigavano tra loro, esibivano orgoglio ed egoismo, ma allo stesso tempo rimasero con Gesù quando gli altri se ne andarono e alla fine riuscirono a capire che Gesù era il Messia, il Figlio di Dio (Matteo 16:16).
Ai tempi di Gesù, gli Ebrei che volevano onorare Dio ubbidendo pienamente alla sua Parola a volte diventavano discepoli di un rabbino. Per farlo dovevano scegliere un rabbino specifico da cui imparare e da servire, poi iniziavano con lui un rapporto maestro–discepolo. Comunque, quando si trattò dei suoi discepoli, Gesù rovesciò il solito procedimento, perché fu Lui a scegliere i suoi seguaci.
Poi Gesù, passando oltre, vide un uomo che sedeva al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, alzatosi, lo seguì (Matteo 9:9).
E disse loro: «Seguitemi e io vi farò pescatori di uomini» (Matteo 4:19).
Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia (Giovanni 15:16).
Anche se fu Gesù a scegliere e chiamare i suoi discepoli, furono loro a rispondere alla sua chiamata. Lo vediamo nei casi dei fratelli Simone (Pietro) e Andrea, che «lasciate subito le loro reti, lo seguirono» e di Giacomo e Giovanni, che «lasciato Zebedeo loro padre nella barca con gli operai, lo seguirono» (Marco 1:17-20).
Rispondere alla chiamata del discepolato portò un notevole cambiamento nello stile di vita dei discepoli, come disse Gesù: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per causa mia, la salverà» (Luca 9:23-24). Ai tempi di Gesù, discepolato significava dare la precedenza alla fedeltà a Cristo.
Questa fedeltà prese forme diverse nei Vangeli. Ai dodici apostoli, oltre agli altri discepoli di Gesù, fu richiesto di abbandonare tutto – le loro professioni, i loro beni e la loro famiglia – per seguire Gesù nel suo ministero.
Anche se tutti i discepoli dovevano calcolare il costo del discepolato, la chiamata a seguire Gesù nei suoi viaggi di città in città non era per tutti. Lo vediamo, per esempio, nella storia dell’uomo che dopo essere stato liberato da un demonio implorò Gesù di permettergli di seguirlo come discepolo. La risposta di Gesù fu: «Va’ a casa tua dai tuoi, e racconta loro le grandi cose che il Signore ti ha fatte, e come ha avuto pietà di te». Poi leggiamo: «Ed egli se ne andò e cominciò a proclamare nella Decapoli le grandi cose che Gesù aveva fatte per lui. E tutti si meravigliavano» (Marco 5:18-20). L’uomo ubbidì a Gesù e predicò parlando di Lui con successo, in questo modo comportandosi da discepolo anche se non si unì a Gesù nei suoi viaggi.
Giuseppe d’Arimatea a un certo punto divenne un discepolo, ma a quanto pare rimase all’interno della classe dirigente religiosa ebraica. I Vangeli commentano che era «un rispettabile membro del consiglio» (Marco 15:43) e «un uomo ricco […] il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei» (Matteo 27:57; Giovanni 19:38). Dimostrò la sua lealtà di discepolo quando si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù e lo depose nella sua tomba privata. Anche ai tempi di Gesù, la definizione di discepolo non comportava sempre che i discepoli lasciassero il lavoro, la casa o la famiglia.
Dai Vangeli risulta chiaro che i discepoli erano tutt’altro che perfetti e spesso non capivano quello che Gesù insegnava. Vediamo anche che la loro comprensione aumentò con il passar del tempo. Leggiamo che, nonostante le loro debolezze, Gesù insegnò loro e li corresse, così che diventarono abbastanza forti da fare altri discepoli e contribuire a diffondere il Vangelo nel loro mondo.
Nel libro degli Atti, Luca riferisce che credere in Gesù e seguirlo era sinonimo di essere discepoli. Negli Atti leggiamo che Paolo giunse a Efeso e «trovati là alcuni discepoli», chiese loro se avessero ricevuto lo Spirito Santo quando avevano creduto in Cristo. Al che gli risposero che non avevano «neppure udito che vi sia uno Spirito Santo» (Atti 19:1-2). Queste persone che credevano in Gesù (qui chiamate discepoli) non avevano ancora sentito parlare dello Spirito Santo.
Dopo che Paolo e Barnaba ebbero predicato in diverse città, leggiamo che tornarono da loro, «confermando gli animi dei discepoli ed esortandoli a perseverare nella fede, e dicendo che attraverso molte afflizioni dobbiamo entrare nel regno di Dio» (Atti 14:22-23). Anche qui leggiamo che i credenti sono chiamati discepoli. Nell’ultima parte del libro degli Atti e nelle Epistole, scopriamo che i credenti cominciarono a essere noti come «la chiesa» e alla fine furono chiamati Cristiani (Atti 11:26).
In vari punti dei Vangeli leggiamo anche che nel suo gruppo di discepoli c’erano delle donne, alcune delle quali accompagnarono Gesù nei suoi viaggi (Luca 8:1-2). Queste donne seguirono Gesù quando andò a Gerusalemme, erano presenti alla sua crocifissione e furono le prime ad arrivare al sepolcro vuoto dopo la sua risurrezione. Nel libro degli Atti, leggiamo che le donne avevano ruoli importanti all’interno della chiesa. Quando si parla di Tabita, si parla di discepola, al femminile anche in greco, indicando che, come gli uomini, anche le donne erano considerate tali (Atti 9:36).
Quando riconosciamo che essere cristiani è sinonimo con l’essere discepoli di Gesù, capiamo che gli insegnamenti di Gesù riguardanti il discepolato si applicano a tutti i credenti. Non sono solo indicazioni per le persone chiamate a un servizio cristiano a tempo pieno, come missionari, operatori cristiani, pastori, parroci o predicatori. Le parole di Gesù sono indirizzate a tutti i credenti e noi siamo tutti chiamati a credere in quelle parole e a metterle in pratica.
Molte delle istruzioni di Gesù ai suoi seguaci sono molto impegnative, come quelli sull’abnegazione, sul prendere la propria croce ogni giorno, seguire i suoi passi e mettere in prospettiva i nostri rapporti con i beni materiali. Nel Vangelo di Giovanni leggiamo di alcuni discepoli che avevano seguito Gesù per un certo tempo, ma lo avevano abbandonato dopo che Lui aveva affermato cose che trovavano difficili da accettare. «Udito questo, molti dei suoi discepoli dissero: “Questo parlare è duro, chi lo può capire?” […] Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui» (Giovanni 6:60, 66).
Anche se all’inizio si erano in qualche modo impegnati, lo abbandonarono. Le parole si tirarono indietro indicano che tornarono alle cose che si erano lasciati indietro. Voltarono le spalle al discepolato.
Per i molti che credettero in Gesù e lo seguirono durante e dopo la sua vita, la chiamata al discepolato – cioè la fede in Gesù e l’intenzione di vivere secondo i suoi insegnamenti – comportava un grande costo personale. Essere suoi seguaci richiedeva impegno, dedizione e altruismo, cosa che Lui indicò molto chiaramente con quello che predicava e insegnava.
Troviamo uno di questi insegnamenti nel Vangelo di Luca, dove si parla di tre aspiranti discepoli, due dei quali espressero il desiderio di diventare seguaci di Gesù mentre l’altro fu chiamato da Lui. «Mentre camminavano per la via, qualcuno gli disse: “Signore, io ti seguirò dovunque andrai”. Ma Gesù gli disse: “Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi; ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”» (Luca 9:57-58).
Non sappiamo in che modo la persona che si offrì di seguire Gesù rispose al suo commento, ma il messaggio è chiaro: avere fede nel Signore e vivere per Lui ha un costo.
«Poi disse ad un altro: “Seguimi!”. Ma quello rispose: “Signore, permettimi prima di andare a seppellire mio padre”. Gesù gli disse: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; ma tu va’ ad annunziare il regno di Dio”» (Luca 9:59-60).
Gesù chiamò quest’uomo perché lo seguisse, ma a differenza di alcuni dei suoi altri discepoli che lasciarono immediatamente le reti, le barche e il loro lavoro per seguirlo, questa persona cercò di adempiere a un obbligo di famiglia prima di seguirlo. Considerando l’importanza che veniva data al seppellire i propri genitori, è molto probabile che il padre di quest’uomo non fosse appena morto.2 L’uomo diceva di dover rinviare il seguire Gesù finché non avesse adempiuto la sua responsabilità nei confronti di suo padre per tutta la durata della sua vita – il che probabilmente voleva dire per anni o perfino decenni.
Il punto di questo passo non è denigrare gli obblighi o i rapporti familiari; in altri momenti Gesù aveva rimproverato i farisei perché non onoravano i genitori (Matteo 15:3-9). Qui, invece, vuole affermare che seguirlo richiede il superamento delle lealtà precedenti, perché assegniamo a Dio e al suo regno il ruolo principale nelle nostre priorità. Ciò non significa che le altre cose a cui dedichiamo la nostra fedeltà – la famiglia e gli amici, le nostre responsabilità ecc. – siano prive d’importanza, ma che il nostro impegno con Cristo viene prima.
Questi esempi ci insegnano che la chiamata al regno di Dio deve avere la precedenza. Essere un discepolo – una persona che crede agli insegnamenti di Gesù e li mette in pratica e il cui obiettivo è camminare con Dio – impegna una persona a riorientare la propria vita in maniera che sia in linea con le priorità di Dio.
Pubblicato originariamente nel settembre 2017. Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese l’11 maggio 2026.
1 Vari punti di questo articolo sono presi e riassunti dalla sezione “Discipleship”, di M. J. Wilkins, in The Dictionary of Jesus and the Gospels (Edito da Joel B. Green and Scot McKnight. Downers Grove: Inter Varsity Press, 1992), 182–188.
2 Kenneth E. Bailey, Through Peasant Eyes (Eerdmans, 1980), 26.
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