Non infastidirti, sii come Gesù
Compilazione
Una domenica mattina in chiesa, il predicatore chiese a tutti i bambini di sedersi accanto a me in prima fila. Un ragazzino, che faceva fatica a stare fermo e zitto, si sedette proprio accanto a me. Voleva parlarmi, ma io cercavo di indirizzare la sua attenzione verso il predicatore (dopotutto, è quello che si dovrebbe fare in chiesa). Alla fine si calmò e si concentrò su ciò che il predicatore diceva.
Il predicatore menzionò il nome «Timothy» nel suo sermone, e questo sembrò riattivare il pulsante del suono nel bambino. Si sporse verso di me e disse (con una voce molto più alta di un sussurro): «A scuola ho un amico…», ma io lo interruppi, premendo con forza l’indice sulle labbra, e dissi: «Sssst… presta attenzione al predicatore». Ma lui continuò: «Era diverso dagli altri bambini a scuola. Si è ammalato…». Ancora una volta, interruppi il suo racconto dicendo: «Raccontamelo dopo la messa; adesso devi ascoltare il predicatore». Ma lui non si arrese e proseguì: «È morto la settimana scorsa. Ogni volta che il predicatore dice “Timothy”, divento triste perché lui si chiamava così». Mi si strinse il cuore quando mi resi conto che stavo cercando di zittire qualcosa che in realtà aveva davvero bisogno di venire fuori.
All’improvviso, il sermone non contava più, il protocollo della chiesa non contava più e nemmeno quel fastidioso disturbo contava più. L’unica cosa che contava era il cuore di un bambino a cui mancava il suo compagno di scuola. Un bambino che cercava un po’ di compassione in un uomo adulto. Mi pentii subito della mia precedente risposta fredda nei suoi confronti; posai la mia mano sulla sua, lo guardai negli occhi e sussurrai: «Mi dispiace tantissimo, piccolo mio». Tenendogli la mano, pregai per lui sottovoce mentre il predicatore continuava il suo sermone.
Mi resi conto che ciò che era appena accaduto con quel ragazzino era importante tanto quanto le parole che provenivano dal pulpito. Dio mi parlò attraverso la mia esperienza con quel ragazzino, insegnandomi a mostrare compassione anche quando sembra “fuori luogo” e scomoda.
Un giorno potrei dimenticare le parole pronunciate dal predicatore quella domenica mattina, ma non dimenticherò mai il sermone che Dio mi rivolse attraverso il ragazzino seduto in prima fila in quella chiesa.
E questa è la mia preghiera di oggi: Signore, aiutami ad aprire gli occhi sui bisogni degli altri intorno a me e ad essere sempre pronto ad aiutare e a servire, anche quando sembra scomodo e fuori luogo. Amen. —Greg A. Lane1
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Uno dei frutti dello Spirito Santo è la pazienza (Galati 5:22–23) e c’è sicuramente bisogno di pazienza quando abbiamo a che fare con persone che ci danno fastidio. Dobbiamo avere amore (Giovanni 13:35), compassione, gentilezza, umiltà e mitezza (Colossesi 3:12–13). Queste qualità dovrebbero guidare il nostro modo di comportarci con tutte le persone, comprese quelle che ci infastidiscono.
Ci furono diverse occasioni in cui i discepoli vollero impedire alle persone di “infastidire” Gesù. In varie occasioni, alcuni bambini, un cieco, una samaritana e una prostituta con il suo profumo vollero interagire con Gesù e i discepoli o altri desideravano impedire loro di “disturbare” il Signore. Ma Gesù non si infastidiva. Non antepose mai le norme sociali all’amore per la persona che aveva davanti (Matteo 19:13; Giovanni 4; Luca 7:36–39; Luca 18:35–42).
Quando qualcuno ci infastidisce, dobbiamo prima esaminare il nostro cuore e poi chiedere aiuto allo Spirito Santo per rispecchiare Gesù Cristo per gli altri (2 Corinzi 6:3–10). Se «l’amore copre ogni colpa» (Proverbi 10:12), allora l’amore può sicuramente coprire anche i fastidi. —Got Questions2
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È mia preghiera che, in mezzo a tutte le faccende della vita, con le tante necessità e priorità urgenti, non perdiamo di vista l’amore né l’importanza che esso ha nel quadro generale delle cose e nelle piccole scelte e priorità di ogni giorno. A volte ci dimentichiamo che tutto ciò che realizziamo non vale nulla senza l’amore.
«Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla. Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente» (1 Corinzi 13:2–3). Se non abbiamo amore, i nostri sacrifici e il nostro duro lavoro non varranno molto e non otterranno i giusti risultati.
Imparare a prendersi cura degli altri è un’arte in cui c’è sempre qualcosa da imparare. Ad esempio, dovremmo imparare a manifestare amore per gli altri nel modo in cui sappiamo che sarà utile e che loro apprezzeranno; a curarli quando sono malati o afflitti fisicamente; a incoraggiarli quando sono giù; ad aiutarli quando hanno troppo da fare; a dimostrare amicizia quando si sentono soli; a essere una salvaguardia per loro quando sono deboli. Dovremmo imparare a prenderci cura degli altri spiritualmente, con una fede e una speranza che chiudono un occhio sui loro errori.
Una delle cose belle dell’amore è che si adatta al bisogno. A seconda della situazione, per qualcuno potrebbe anche voler dire stare zitti e rispettare il suo bisogno di silenzio. Per altri, essere più socievoli e disposti a parlare con loro. Non esiste una formula precisa per l’amore, quindi parte dell’amare sta nello scoprire qual è il bisogno e poi andargli incontro.
È incoraggiante pensare a cosa può succedere quando si prende l’impegno di amare gli altri e a che differenza farà per te personalmente, perché anche tu beneficerai dall’amore che Dio farà scorrere attraverso di te. Il tuo spirito ne uscirà più forte e si sentirà realizzato in maniera nuova. Creerà un vuoto che attirerà le benedizioni e i miracoli di Dio.
L’amore di Dio possa essere con te, oggi e sempre. —Maria Fontaine
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Anni fa mi sono resa conto che mi era più facile giudicare negativamente una persona appena la incontravo piuttosto che mostrarle cortesia. Ero concentrata su come si vestivano, parlavano e si presentavano, piuttosto che sul loro cuore, per il quale Cristo è morto. Quell’atteggiamento però non rifletteva Cristo in me. Erano la carne in me, l’egoismo in me, l’insicurezza in me che mi facevano sentire il bisogno di confrontarmi con gli altri nella speranza di uscirne vincitrice. Le persone non vedevano Cristo in me in quel modo. Vedevano una donna critica che cercava di compensare le proprie ferite.
Quando tu ed io iniziamo a mostrare compassione verso gli altri, a entrare in empatia con le loro situazioni o le loro ferite e a mostrare grazia e misericordia anziché uno spirito critico, possiamo diventare rappresentanti della grazia e della misericordia di Cristo. In Michea 6:8 leggiamo che ciò che Dio richiede ai suoi è «praticare la giustizia, amare la misericordia e camminare umilmente con il tuo Dio». Stai dimostrando giustizia, misericordia e umiltà nel tuo atteggiamento verso gli altri? Se sì, vedranno Cristo in te. —Cindi McMenamin3
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Rallegrati sempre in Me. Che la tua mitezza sia evidente a tutti. Io sono vicino. Rallegrarti in Me può proteggerti dalla tentazione di lamentarti. Quando le circostanze sono stressanti, è facile diventare irritabili. Ma Io voglio che tu dimostri mitezza, non irritabilità. Questo è possibile nella misura in cui trovi Gioia in Me. Poiché Io sono lo stesso ieri, oggi e in eterno, c’è sempre molto di cui rallegrarti.
Puoi essere allegro sapendo che Io sono vicino. Quando un uomo e una donna sono profondamente innamorati, spesso tirano fuori il meglio l’uno dall’altra. Il solo fatto di stare vicino alla persona amata può placare le irritazioni e aumentare la felicità. Io sono l’Amante che è sempre vicino: invisibile, ma teneramente presente. Posso lenire le tue frustrazioni e riempirti di gioia mentre ti sintonizzi con la mia Presenza amorevole. Un modo per farlo è ringraziarmi per la mia continua Presenza e il mio costante Amore. Quando le circostanze ti demoralizzano, rivolgi la tua attenzione a Me e medita sul grande Amore che ho per te. Rallegrati! —Gesù4
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Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi. La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino. —Filippesi 4:4–5
Pubblicato originariamente sull’Ancora in inglese il 22 settembre 2026.
1 Greg A. Lane, My Morning Walks with God (Inspired Design & Graphics, December 2016).
2 “How should Christians respond to people who annoy them?” gotquestions.org, https://www.gotquestions.org/annoying-people.html
3 Cindi McMenamin, “5 Ways to Let Others See Christ in Your Life”, strengthforthesoul.com, 20 gennaio2021, https://strengthforthesoul.com/5-ways-to-let-others-see-christ-in-your-life
4 Sarah Young, Jesus Today (Thomas Nelson, 2012).
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