La venuta del Figlio dell’Uomo

Ottobre 10, 2026

Peter Amsterdam

[The Coming of the Son of Man]

Nella prima metà di Matteo 24, Gesù predisse la distruzione del tempio ebraico e parlò della tribolazione che si sarebbe abbattuta sulla popolazione della Giudea quando i Romani avrebbero distrutto il tempio e la città di Gerusalemme (Matteo 24:21-22).

Poi Gesù passò a istruire i suoi discepoli riguardo al suo futuro ritorno, dicendo: «Come il lampo esce da levante e sfolgora fino a ponente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo» (Matteo 24:27).

Questo versetto indica chiaramente che il suo ritorno non sarà un avvenimento segreto, tutt’altro: la venuta del Figlio dell’Uomo sarà come il bagliore di un lampo che illumina il cielo e tutti lo vedranno.

Gesù proseguì dicendo: «Subito dopo l’afflizione di quei giorni, il sole si oscurerà e la luna non darà il suo chiarore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate» (Matteo 24:29).

Le parole di Gesù in questo versetto sono modellate su questo passo dell’Antico Testamento (e altri):

«Ecco, il giorno dell’Eterno viene: giorno crudele, d’indignazione e d’ira ardente, per fare della terra un deserto e sterminare da essa i peccatori. Poiché le stelle del cielo e le loro costellazioni non faranno più brillare la loro luce; il sole si oscurerà al suo sorgere e la luna non diffonderà più la sua luce» (Isaia 13:9-10).

Poi Gesù disse: «E allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; e tutte le nazioni della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con potenza e grande gloria» (Matteo 24:30).

Il Vangelo di Matteo parla dell’effetto che la venuta del Figlio dell’Uomo avrà sui popoli della terra: faranno cordoglio. Il suo ritorno non sarà accolto con gioia da tutti. Le persone riconosceranno che il ritorno di Gesù cambierà tutto e metterà fine al tipo di vita che conoscevano. Il suo ritorno, comunque, sarà diverso dalla prima volta in cui venne sulla terra, quando nacque come un bambino. Questa volta tornerà con grande potenza e gloria, una frase che si riferisce all’apparizione maestosa di un re.

«Ed egli manderà i suoi angeli con un potente suono di tromba; ed essi raccoglieranno i suoi eletti dai quattro venti, da una estremità dei cieli all’altra» (Matteo 24:31). L’apparizione del Re causa il raduno di tutti i suoi seguaci, quelli che lo hanno ricevuto e hanno creduto in Lui. Questo raduno dei suoi eletti dai quattro venti, da una estremità dei cieli all’altra vuole indicare che nessun credente sarà lasciato indietro, che nessuno mancherà.

L’arrivo dei suoi angeli con un forte suono di tromba viene menzionato anche dall’apostolo Paolo: «Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo mutati in un momento, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba; la tromba infatti suonerà, i morti risusciteranno incorruttibili e noi saremo mutati» (1 Corinzi 15:51-52).

Gesù prosegue: «Ora imparate dal fico questa similitudine: quando ormai i suoi rami s’inteneriscono e le fronde germogliano, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, anzi alle porte» (Matteo 24:32-33). Come la comparsa di nuove gemme sui rami indica l’arrivo dell’estate, similmente quando i credenti vedranno la comparsa degli avvenimenti spiegati da Gesù (come quelli descritti nel versetto 29), dovranno capire che il suo ritorno è vicino.

«In verità vi dico che questa generazione non passerà, finché tutte queste cose non siano avvenute» (Matteo 24:34). Nonostante i commentatori della Bibbia abbiano diverse interpretazioni del significato di «questa generazione», è chiaro che qui Gesù si riferisce alla generazione che sarà in vita al momento del suo ritorno.

«Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno» (Matteo 24:35). Anche se il cielo e la terra sono esistiti nel corso di molte generazioni, alla fine passeranno; al contrario, le parole di Gesù dureranno in eterno. Ciò che ha detto si avvererà con ogni certezza.

Gesù proseguì: «Quanto poi a quel giorno e a quell’ora, nessuno li conosce, neppure gli angeli dei cieli, ma soltanto il Padre mio» (Matteo 24:36). Nel corso della storia ci sono state molte predizioni sul momento del ritorno di Gesù. Nessuna si è dimostrata vera, il che ha perfettamente senso, visto che Gesù ha indicato chiaramente che nessuno lo conosce tranne il Padre.

Alcuni potrebbero chiedersi perché Gesù non poteva sapere in che giorno o ora il cielo e la terra passeranno, dato che Lui, come il Padre, è Dio. È un mistero che ha a che fare con le dinamiche interne della Trinità, che vanno oltre le nostre conoscenze (Isaia 55:8-9).

Gesù continua col dire, in Matteo 24: «Ma come fu ai giorni di Noè, così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio, le persone mangiavano, bevevano, si sposavano ed erano date in moglie, fino a quando Noè entrò nell’arca; e non si avvidero di nulla, finché venne il diluvio e li portò via tutti; così sarà pure alla venuta del Figlio dell’uomo» (Matteo 24:37-39).

Qui ci viene detto che il ritorno di Gesù avverrà improvvisamente e senza avvertimenti. Quelli che saranno vivi quando succederà saranno occupati nelle normali faccende della vita, proprio come ai giorni di Noè. «Allora due saranno nel campo; uno sarà preso e l’altro lasciato. Due donne macineranno al mulino, una sarà presa e l’altra lasciata» (Matteo 24:40-41).

Questi esempi di persone impegnate nella vita e nei lavori quotidiani al momento del ritorno di Gesù indicano l’importanza dell’essere pronti. In entrambi gli esempi c’è una divisione, una separazione tra le persone. Chi avrà fatto la scelta di credere in Cristo sarà con Lui per sempre, mentre chi ha preso la decisione consapevole di respingerlo e vivere senza Dio scoprirà che la sua scelta sarà rispettata e ciò porterà alla sua separazione eterna da Lui.

«Vegliate dunque, perché non sapete a che ora il vostro Signore verrà» (Matteo 24:42). Poiché è certo che Gesù ritornerà, Lui chiede ai suoi seguaci di vivere in uno stato di continua preparazione per quel momento, non importa quando avverrà. «Sappiate questo che, se il padrone di casa sapesse a che ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe forzare la casa» (Matteo 24:43).

Questa illustrazione è usata nel Nuovo Testamento per far capire che il ritorno di Gesù sarà inaspettato e che i credenti – compresi i cristiani di oggi – dovrebbero vivere in uno stato di preparazione. L’apostolo Paolo, per esempio, scrisse: «Poiché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte» (1 Tessalonicesi 5:2-4).

Gesù continuò: «Qual è dunque quel servo fedele e avveduto, che il suo padrone ha preposto ai suoi domestici, per dar loro il cibo a suo tempo? Beato quel servo che il suo padrone, quando egli tornerà, troverà facendo così. In verità vi dico che gli affiderà l’amministrazione di tutti i suoi beni» (Matteo 24:45-47).

Gesù lascia l’argomento della vigilanza per raccontare la parabola del servo fedele e avveduto. In una casa in cui ci sono molti servi, uno di loro riceve dal padrone una posizione di responsabilità per assicurarsi che, tra le altre cose, provveda a dare da mangiare a tutti i domestici. Questo servo svolge il suo lavoro con diligenza. Non sa quando tornerà il padrone, ma ciò non è importante per lui; pensa solo a essere fedele nel suo lavoro. Quando il padrone ritornerà, il servo sarà benedetto e il padrone lo ricompenserà incaricandolo di gestire tutti i suoi beni.

Il premio per la sua fedeltà nel servizio concede al servo l’opportunità di servire in una posizione di maggior responsabilità. Al contrario di ciò che succede al servo malvagio. «Ma, se quel malvagio servo dice in cuor suo: ‘Il mio padrone tarda a venire’, e comincia a battere i suoi conservi, e a mangiare e a bere con gli ubriaconi…» (Matteo 24:48-49).

Esiste, però, una diversa possibilità, come Gesù fa notare proponendo il caso ipotetico di quel malvagio servo. Questo servo non ha la forza morale del primo. Grazie all’assenza del padrone, sa che per qualche tempo non dovrà rispondere a nessuno e la vede come un’opportunità per essere egoisticamente irresponsabile. In ciò rivela il suo vero carattere, perché usa la sua autorità temporanea per picchiare gli altri servi, mangiando e bevendo con gli ubriaconi.

«…il padrone di quel servo verrà nel giorno in cui meno se l’aspetta e nell’ora che egli non sa; lo punirà duramente e gli riserverà la sorte degli ipocriti. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti» (Matteo 24:50-51). «Stridore di denti» è un’espressione usata diverse volte nel Vangelo di Matteo; rappresenta il dolore, il tormento, l’angoscia e la sofferenza di chi muore senza un rapporto salvifico con Dio. Il servo malvagio perse di vista il fatto che la sua responsabilità era temporanea e che avrebbe dovuto rendere conto del suo operato.

Il fatto che il padrone sia stato via molto più a lungo di quanto il servo si aspettasse non significava che non sarebbe mai ritornato. Allo stesso modo, anche se può sembrare che il ritorno del Figlio dell’uomo tardi, non significa che non avverrà. Come Gesù aveva affermato in precedenza in questo stesso capitolo, «anche voi siate pronti, perché nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo verrà» (Matteo 24:44).

Dal momento dell’ascensione in cielo di Gesù, i credenti sono rimasti in attesa del suo ritorno. Per due millenni i cristiani hanno vissuto la propria vita, hanno lasciato questo mondo e sono andati a stare con il Signore. Al momento del ritorno di Gesù, quelli che saranno vivi sulla terra vedranno la sua seconda venuta. In 1 Tessalonicesi leggiamo che quelli che sono già passati ad altra vita ritorneranno con Lui (1 Tessalonicesi 4:14).

Anche se il ritorno di Gesù è una parte importante della fede cristiana, forse anche noi, come tutti i cristiani che sono morti prima di noi, potremmo non essere sulla terra quando avverrà. Perciò, anche se gli avvenimenti che precedono il suo ritorno sono importanti, il nostro modo di vivere nel periodo in cui siamo sulla terra è ancora più importante. Ci viene chiesto di amare il prossimo, di diffondere il vangelo e di fare del nostro meglio per vivere gli insegnamenti di Gesù e portare altri a Lui mediante le nostre azioni. Sforziamoci, dunque, di seguire l’esempio di Colui che ha dato la vita per noi

Pubblicato originariamente nel marzo 2021.
Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 19 agosto 2024.

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