Perdonare è difficile

Luglio 24, 2026

Compilazione

[The Forgiveness Challenge]

Il perdono è indubbiamente difficile, eppure è un aspetto fondamentale della vita cristiana. Gesù non solo insegnò questa importante virtù, ma ne fu anche un esempio vivente. In Luca 9:51–56, Gesù non è il benvenuto in un villaggio samaritano perché è diretto a Gerusalemme. I discepoli sono così infuriati per la reazione degli abitanti del villaggio che si offrono di far scendere fuoco dal cielo per bruciarli.

Gesù ricorda loro che non è venuto per distruggere vite, ma per salvarle. Inoltre, mostra misericordia e perdono verso persone che altrimenti sarebbero state punite, come la donna di Giovanni 8:3–11, che era stata colta in flagrante adulterio. Tra questi esempi spicca la famosa preghiera che Gesù rivolse a quelli che lo crocifissero: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» (Luca 23:34).

Devo confessare che ho una facile tendenza a nutrire risentimento, ma quando sono tentato di serbare rancore per cose che altri hanno detto o fatto e che mi hanno offeso, ho imparato a riflettere sulle volte in cui io stesso ho avuto bisogno di essere perdonato dagli altri per averli offesi.

Da ragazzo ho sentito una storia su un contadino e sua moglie che vendettero la loro fattoria perché volevano comprarne una nuova. Venne mostrata loro una fattoria fatiscente e trascurata, ma pur sempre buona. Quando chiesero perché nessuno ci viveva, i vicini dissero che era a causa di un uomo scontroso di nome Grimes che giocava brutti scherzi a chiunque avesse cercato di vivere in quella proprietà. Un vicino arrivò addirittura a definirlo «il diavolo incarnato».

Il contadino, con grande sorpresa della moglie e dei vicini, disse con determinazione: «Penso che comprerò quella fattoria. E se il vecchio Grimes proverà a farmi uno dei suoi scherzi, ucciderò quel vecchio diavolo». Quando gli chiesero cosa intendesse dire con quella frase, rispose semplicemente: «Ho i miei modi e i miei mezzi per occuparmi di un uomo del genere».

Fedeli alla parola data, l’uomo e sua moglie acquistano la fattoria e vi si trasferiscono. I guai iniziano quasi subito. Una mattina si svegliano e scoprono che manca l’acqua. Scoprono che è successo perché la tubatura è stata dissotterrata. Un altro giorno, quando il contadino esce nella stalla per mungere le mucche, scopre che sono sparite e che la recinzione del campo dove pascolano è stata tagliata.

Nei giorni seguenti, il filo del bucato viene tagliato e il loro cane viene avvelenato. Il contadino e sua moglie non hanno alcun dubbio su chi sia il responsabile di questi atti. Ma invece di cedere alla rabbia, meditano sui consigli di Gesù sull’amore e sul perdono e pregano per avere la forza di metterli in pratica. Decidono di cuocere del pane e di lasciarlo sulla veranda di Grimes, insieme ad altri generi alimentari. Pregano anche per avere l’occasione di incontrare quell’uomo e parlargli del Signore.

Un giorno, il contadino vede il famigerato Grimes dirigersi in paese in auto. L’auto rimane impantanata nel fango e il contadino lo aiuta a liberarla. Grimes esprime allora tutta la sua frustrazione per il fatto che ogni volta che fa qualcosa di meschino al contadino e a sua moglie, loro fanno qualcosa di buono per lui. «Mi state uccidendo», dice, «e non lo sopporto più».

Il contadino stringe la mano a Grimes e lo invita a entrare in casa per conoscere sua moglie. Lei, felicissima per la risposta alle loro preghiere, invita subito Grimes a sedersi e a bere qualcosa di caldo. A quel punto Grimes racconta di aver maledetto Dio per la morte di sua moglie e del suo bambino, causata da un guidatore ubriaco. Chiede se Dio possa mai interessarsi a «un vecchio orso» come lui. Il contadino e sua moglie gli parlano del potere di Gesù di guarire e perdonare. Grimes chiede scusa per tutte le cattiverie che ha fatto al contadino e a sua moglie e apre il suo cuore a Gesù.

C’è anche la storia di un’infermiera specialista che fu chiamata ad assistere un uomo responsabile dell’ingiusta incarcerazione di suo padre avvenuta anni prima. Era riluttante ad accettare l’incarico, ma lo fece sapendo che suo padre, che era stato un ministro religioso, avrebbe voluto che lei avesse un cuore pronto al perdono. Nonostante l’indole scontrosa dell’uomo, l’infermiera mostrò un atteggiamento gentile e paziente e alla fine ebbe l’opportunità di parlargli della sua fede in Dio. Alla fine, conquistato dal suo amore e dalla sua gentilezza, l’uomo finanziò un ampliamento dell’ospedale e lo intitolò al padre dell’infermiera.

Devo confessare che la tendenza a nutrire risentimento mi viene molto facile, ma ho imparato a riflettere sulle volte in cui ho avuto bisogno del perdono degli altri per averli offesi. Per quanto il perdono possa essere una virtù impegnativa, una volta ottenuto ed esercitato non c’è nulla di più liberatorio e trasformante.

Rendermi conto che in questo mondo ci sono persone che hanno subito ferite ben più profonde di quelle che ho provato io e che tuttavia hanno imparato a perdonare e a superare il proprio dolore, mi spinge a perseguire questa virtù. Per quanto il perdono possa essere una virtù impegnativa, una volta raggiunto e messo in pratica, non c’è nulla di più liberatorio e trasformante. —Steve Hearts

Perché il perdono?

Una volta ho letto una definizione di perdono secondo cui perdonare significa fare come se il torto non fosse mai avvenuto. Sembra proprio la definizione di perdono che ne dà Dio. Immaginate un campo di neve candida e al centro di quel campo una pozza di sangue. Raccapricciante, lo so. È anche molto evidente. Il rosso sul bianco è piuttosto difficile da ignorare. Poi arriva una nuova nevicata e tutto quel sangue viene ricoperto, proprio come se non ci fosse mai stato. È così che Dio perdona; fa come se il torto non fosse mai avvenuto.

«“Venite e discutiamo”, dice il Signore. “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana”.» (Isaia 1:18). È un passo tratto dal primo capitolo del libro di Isaia, in cui Dio rimprovera Israele per essersi allontanato da Lui, per essersi ribellato e, in sostanza, per essere diventato come Sodoma e Gomorra.

Ma dopo quindici versetti in cui dice loro che si sono allontanati da Lui, il messaggio cambia bruscamente e diventa un messaggio di redenzione. Dice al popolo di purificarsi, di imparare a fare il bene, di cercare la giustizia e, infine, che anche se i loro peccati sono rossi come lo scarlatto, Lui li renderà bianchi come la neve.

Per noi esseri umani, un perdono di tale portata è difficile da mettere in pratica. È davvero difficile prendere il proprio dolore, la propria rabbia, l’ingiustizia che si ritiene di aver subito e «fare come non sia mai successo». Non pretendo di comprendere appieno il perdono, ma ecco alcune cose che la Bibbia insegna al riguardo:

Il perdono ci mette il cuore in pace con Dio. Probabilmente hai sentito il versetto che dice: «Se perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi» (Matteo 6:14). Questo ci riporta al fatto fondamentale che siamo tutti peccatori che hanno bisogno del perdono di Dio (Romani 3:23). Ogni peccato è ripugnante per Dio. Ogni peccato ci separa da Lui e, se vogliamo avere un rapporto con Lui, abbiamo bisogno del suo perdono; quindi, dobbiamo perdonare gli altri.

Il perdono ci guarisce. È proprio vero che perdonare gli altri spesso è il primo passo per permetterci di iniziare a guarire da qualunque cosa ci abbia ferito. Forse hai sentito il piccolo detto che «serbare rancore è come prendere del veleno e aspettarsi che sia l’altra persona a soffrire». A prescindere dalla colpa dell’altra persona, o da quanta giustizia ritieni che meriti, il risentimento fa più male a te che a lei.

Perdonare può essere molto difficile, ma cambia la vita in meglio. Ahimè, perdonare può essere difficile. A volte, per me personalmente, lasciarmi la questione alle spalle è un ostacolo troppo alto da superare al primo tentativo. Provo ogni sorta di sentimento riguardo alla situazione, alla persona, al futuro, al passato.

Potrebbe essere necessario ripetere a te stesso qualche specie di dichiarazione ogni volta che pensi all’evento o alla persona. Qualcosa del tipo: «Ho scelto di perdonarla. Non è quella persona o quell’evento a dirmi chi sono. Credo nell’amore che Dio ha per me e nel suo piano per la mia vita». Oppure potrebbe essere necessario qualcosa di più attivo, come impegnarsi a costruire un rapporto positivo con quella persona. Con il tempo e l’impegno, vedrai che avrai superato qualsiasi situazione o persona verso cui provi risentimento – e avrai davvero perdonato.

Ecco la cosa meravigliosa del perdono: può anche cambiare in meglio la vita degli altri. Una delle mie storie preferite è quella di Jean Valjean, tratta dal romanzo di Victor Hugo I Miserabili. Jean Valjean era un ladro che era stato rilasciato sulla parola. Il gentile vescovo di Digne lo accolse e gli offrì un pasto e un posto dove dormire. Nonostante la sua governante gli avesse consigliato di farlo, il vescovo non fece mettere al sicuro l’argenteria pregiata. La tentazione fu troppo forte per Jean. Nel cuore della notte, rubò l’argenteria e scappò. Naturalmente, non ci volle molto prima che venisse catturato da alcuni soldati insospettiti e riportato davanti al vescovo.

Quello fu un momento cruciale. Una sola parola del vescovo e Valjean sarebbe stato rispedito in galera a vita. Il vescovo, però, rifiutò di accusarlo. «L’argenteria era un mio dono», disse, «e, Jean, hai dimenticato i candelieri. Prendi quest’argenteria e usala per iniziare una nuova vita», gli disse il sacerdote. E Valjean fece così.

Il perdono ci offre una vita nuova e ci libera. Ha anche il potere di trasformare la vita di chi riceve il tuo perdono. —Mara Hodler

Adattato da un podcast di Just1Thing, un sito cristiano per la formazione dei giovani. Ripubblicato sull’Ancora in inglese il 7 febbraio 2023.

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