La natura di Dio: la gentilezza

Luglio 6, 2026

Peter Amsterdam

[The Nature of God: Gentleness]

La gentilezza [resa in italiano anche come dolcezza o bontà] viene menzionato nelle Scritture in riferimento sia a Gesù sia a suo Padre. È incluso anche tra i frutti dello Spirito Santo: «Il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza» (Galati 5:22–23).

Il profeta Isaia, descrivendo la potenza di Dio, parlò anche della sua gentilezza: «Ecco, il Signore, l’Eterno, viene con potenza, e il suo braccio domina per lui. […] Egli pascolerà il suo gregge come un pastore; radunerà gli agnelli col suo braccio e li porterà sul suo seno, e guiderà con dolcezza [o gentilezza] e cura le pecore che hanno i piccoli» (Isaia 40:10–11).

Esaltando il Signore e tutto ciò che aveva fatto, Re Davide incluse un riferimento alla gentilezza di Dio: «Tu m’hai anche dato lo scudo della tua salvezza, la tua destra mi ha sostenuto, la tua bontà mi ha reso grande» (Salmi 18:35). L’apostolo Paolo si riferiva alla gentilezza di Gesù quando scrisse: «Io, Paolo, vi esorto per la mansuetudine [o gentilezza] e benignità di Cristo» (2 Corinzi 10:1).

Quando cerchiamo di vivere la Parola di Dio e diventare più simili a Cristo, spesso preghiamo di avere umiltà, pazienza, autocontrollo e di poter resistere ai nostri peccati ricorrenti. Molti di noi probabilmente non pregano per il frutto spirituale della gentilezza. La gentilezza è una cosa che spesso consideriamo parte del carattere naturale di una persona, più che una virtù cristiana; anche se molti di noi considererebbero peccato la mancanza di autocontrollo, l’orgoglio o l’impazienza, non considereremmo tale la mancanza di gentilezza.

Che cos’è la gentilezza, allora? Il Nuovo Testamento usa diverse parole greche per indicarla. La prima, epieikeia, è generalmente tradotta con gentilezza e trasmette un tipo di mentalità premurosa, considerata, opposta a quella che esige con veemenza i propri diritti. Denota la caratteristica di cercare la pace in maniera calma. La seconda parola greca usata per indicare gentilezza è praotēs, che Paolo usa nel suo elenco dei frutti dello Spirito. È una parola legata al mondo della medicina e trasmette l’idea di un rimedio leggero, facilmente digeribile per lo stomaco. Era anche utilizzata in riferimento ad animali addomesticati. Lo scrittore Randy Frazee spiega:

Pensate a un cavallo. Questi animali pesano in media attorno ai cinquecento chili e possono ferire gravemente o perfino uccidere gli esseri umani. Tuttavia possiamo avvicinarci alla maggior parte dei cavalli, accarezzarli e cavalcarli; li consideriamo gentili. È una cosa che riflette la loro potenza, la loro forza? No. È un’indicazione della loro natura, quello che sono dopo il loro addestramento. Per un cavallo, la gentilezza è la scelta di permettere alla sua forza di essere controllata. Una persona gentile non è una persona debole, ma forte, sicura e matura. Usa la propria forza per affrontare i veri giganti e le vere sfide nella sua vita, ma sceglie di non mettere sotto i piedi gli altri.1

La gentilezza è forza sotto controllo. Possiamo usare le nostre parole e le nostre azioni per ferire gli altri, umiliarli o scoraggiarli. Oppure, usando gentilezza, possiamo scegliere di aiutarli, incoraggiarli e influenzarli per il bene. Anche quando dobbiamo additare a una persona il suo comportamento sbagliato, possiamo farlo in maniera amorevole e incoraggiante. L’apostolo Paolo scrive: «Se uno viene sorpreso in colpa, voi, che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine [o gentilezza]» (Galati 6:1).

La gentilezza si manifesta con l’essere rispettosi, di temperamento mite, amabile e cortese. La gentilezza dimostra attivamente bontà e cortesia nei confronti degli altri trattando le persone in una maniera tale da indicare premura e interesse nei loro confronti. Una persona gentile ha un carattere dolce, premuroso e cordiale. Una simile persona non usa la forza per realizzare le cose, ma dimostra umiltà e sincera cortesia nei rapporti con gli altri.

La gentilezza può essere un concetto difficile specialmente per gli uomini, perché non ci si aspetta che gli uomini siano gentili ma «mascolini». La gentilezza è spesso percepita come un segno di debolezza, al contrario dell’essere duri, aggressivi e irremovibili. Comunque, invece di essere una debolezza, la gentilezza in realtà è una forza controllata e usata con saggezza e amore. Vediamo questo concetto espresso in versetti come: «La risposta dolce calma la collera, ma la parola pungente eccita l’ira» (Proverbi 15:1).

Quando una persona che si comporta gentilmente difende la verità e la religiosità, lo fa in maniera umile ed educata. Quando testimoniamo e insegniamo, o spieghiamo la nostra fede e difendiamo le nostre dottrine, dobbiamo farlo con gentilezza. «Siate sempre pronti a rispondere a vostra difesa a chiunque vi domandi spiegazione della speranza che è in voi con mansuetudine [o gentilezza]» (1 Pietro 3:15).«Il servo del Signore non deve litigare, ma deve essere mite con tutti, capace di insegnare, paziente. Deve istruire con mansuetudine [o gentilezza] gli oppositori (2 Timoteo 2:24–25).

Abbiamo bisogno dell’aiuto e della potenza dello Spirito Santo per parlare in maniera gentile, specialmente quando ci troviamo davanti a opposizione o opinioni diverse. In momenti del genere è facile imbufalirsi e usare parole arrabbiate, crudeli o dispregiative. La gentilezza, frutto dello Spirito, ci permette di rispondere con pazienza e rispetto nei confronti degli altri e ci spinge a dimostrare bontà in qualsiasi situazione.

È utile ricordare la gentilezza di Gesù, che possiamo vedere in situazioni come la sua interazione con la Samaritana al pozzo, cosa che rompeva con la cultura e le tradizioni, visto che gli ebrei non avevano rapporti con i Samaritani. Gesù non la condannò, ma la trattò con amore e rispetto (1 Giovanni 4:4–29). Quando leggiamo la storia della donna colta in adulterio, vediamo che Gesù non condannò nemmeno lei, ma le dimostrò amore e la perdonò (Giovanni 8:1–11). Quando Gesù vide la scortesia di Marta nei confronti di sua sorella Maria, affrontò la situazione con gentilezza (Luca 10:40–42).

Vediamo la gentilezza di Gesù nel modo in cui perdonò i nostri peccati, nella sua misericordia verso di noi, nella pazienza e nella ferma fedeltà che dimostrò nei nostri confronti. Lui è buono e gentile con noi. È chiamato «il Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione» (2 Corinzi 1:3). Se riflettiamo sulla gentilezza di Dio e lo lodiamo per la bontà che ci dimostra tutti i giorni, ricordiamo che anche noi dobbiamo imitare la sua gentilezza nei rapporti con gli altri.

Essere gentili non significa essere creduloni o ingenui. Gesù disse ai suoi discepoli di essere prudenti come serpenti e dolci come colombe (Matteo 10:16). Gentilezza non vuol dire permettere agli altri di approfittare di noi e manipolarci per i loro scopi. Non dobbiamo nemmeno cedere di fronte agli altri su soggetti riguardo ai quali dovremmo essere fermi e irremovibili. Possiamo però avere un approccio gentile, anche quando prendiamo una posizione su una questione morale. La gentilezza dovrebbe essere usata con saggezza.

Come si manifesta la gentilezza? La si vede nel rispetto per la dignità personale degli altri. È premurosa e tiene in mente che gli altri sono diversi da noi e hanno opinioni e sentimenti diversi dai nostri, dimostrando rispetto per quelle differenze. Evita parole brusche e modi sbrigativi; cerca di interagire con tutti con sensibilità e rispetto, dimostrando cortesia. Quando è necessario, cerca di cambiare un’opinione sbagliata con la persuasione e la dolcezza invece che con l’autorità o l’intimidazione. La gentilezza si manifesta nel preoccuparsi per gli altri, nel cercare attivamente di farli sentire a loro agio o rilassati alla nostra presenza, nel trattarli come vorremmo essere trattati noi, con amore, rispetto e dolcezza.2

L’apostolo Paolo scrisse dell’importanza di comportarsi in maniera gentile: «Vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta, con ogni umiltà e mansuetudine [gentilezza], con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, sforzandovi di conservare l’unità dello Spirito con il vincolo della pace» (Efesini 4:1–3).

Consigliò anche ai credenti di non dire male di alcuno, di essere pacifici e miti, dimostrando grande gentilezza verso tutti gli uomini (Tito 3:2).

 A volte è più difficile essere gentili con le persone che ci sono più vicine. Sviluppiamo troppa familiarità e vediamo tutti i giorni i loro difetti, le loro idiosincrasie e le loro abitudini fastidiose. Possiamo diventare irascibili, sgarbati, impazienti e perfino rudi, ma anche le persone più vicine a noi meritano gentilezza, pazienza, premura e considerazione. È utile ricordarci che anche noi abbiamo difetti, abitudini e idiosincrasie in abbondanza, che gli altri sono abbastanza gentili da ignorare o sopportare. Rendercene conto contribuisce a generare gentilezza nel nostro comportamento nei confronti degli altri.

Se vogliamo diventare sempre più simili a Gesù. Cercheremo di diventare sempre più gen. Gesù disse: «Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo per le vostre anime» (Matteo 11:29). Possiamo cercare la gentilezza chiedendoci qual aspetto dovrebbero avere i suoi frutti nella nostra vita e nei nostri rapporti con gli altri. I nostri atteggiamenti e le nostre azioni, il nostro comportamento e la nostra conversazione manifestano gentilezza? Se non è così, possiamo impegnarci a pregare e a comportarci in modo da coltivare questo frutto dello Spirito nella nostra vita, per meglio riflettere l’amore di Dio per gli altri.

È utile ricordare che Dio è sempre stato gentile con ognuno di noi. Ci ama, ha mandato suo Figlio a morire per noi e ci ha fatto dono della salvezza. Non abbiamo dovuto guadagnarcela né faticare per averla; è stata un dono che ci ha gentilmente offerto. Possa questo frutto dello Spirito manifestarsi nella nostra vita mentre ci sforziamo di «ricercare la giustizia, la pietà, la fede, l’amore, la costanza e la mansuetudine» (1 Timoteo 6:11). Possa la gentilezza [dolcezza, mansuetudine] di Gesù risplendere attraverso di noi mentre riflettiamo Lui e il suo amore sugli altri.

Pubblicato originariamente nell’agosto 2017. Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 6 luglio 2026.


1 Randy Frazee, Think, Act, Be Like Jesus (Zondervan, 2014), 210.

2 Punti tratti e riassunti da The Practice of Godliness, di Jerry Bridges (Colorado Springs: NavPress, 2010), 206–7..

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