Peter Amsterdam
Dio infatti ci ha dato uno spirito […] di forza, d’amore e di autocontrollo. —2 Timoteo 1:7
Nel quinto capitolo della lettera ai Galati, l’apostolo Paolo elenca nove aspetti del frutto dello Spirito, iniziando dall’amore e terminando con l’autocontrollo. Una delle cose che contribuiscono a costruire un carattere cristiano è avere la capacità di controllare noi stessi – le nostre emozioni, i nostri desideri e i nostri sentimenti – mediante la potenza dello Spirito Santo. Il concetto scritturale di autocontrollo implica che, come esseri umani, abbiamo desideri che dovremmo controllare invece di soddisfare; che ci sono alcuni impulsi che dovrebbero essere seguiti moderatamente o addirittura respinti.
Nel libro dei Proverbi leggiamo: «L’uomo che non ha autocontrollo, è una città smantellata, priva di mura» (Proverbi 25:28). In epoca biblica, la difesa principale di una città erano le sue mura. Senza una simile difesa, non c’era sicurezza; se le mura c’erano ma venivano sfondate, un nemico poteva entrare in città e distruggere le case, saccheggiarne i beni e prenderne prigionieri gli abitanti. L’autocontrollo rappresenta le mura che ci difendono spiritualmente dalle tentazioni del peccato. Ci aiuta a controllare i nostri desideri, a restare nei giusti limiti e a evitare gli eccessi.
Avere autocontrollo significa controllare le nostre azioni, i nostri appetiti e i nostri desideri fisici, oltre a pensieri, emozioni e parole. Nel libro di Tito, l’apostolo Paolo scrive che la grazia di Dio ci insegna a «vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo» (Tito 2:12). Ognuno di noi ha nel proprio cuore e nella propria mente degli elementi negativi contro i quali deve combattere e che può limitare o frenare per grazia di Dio e con l’aiuto dello Spirito Santo, oltre che con la volontà di esercitare il proprio autocontrollo.
L’autocontrollo, così come è descritto nelle Scritture, può essere interpretato come una forza di carattere interiore che ci permette di controllare le nostre passioni e i nostri desideri, oltre a metterci in grado di esercitare un buon giudizio quando si tratta di pensieri, emozioni, azioni e decisioni. Avere buon giudizio ci permette di stabilire il corso d’azione giusto, il modo corretto di rispondere a una situazione. La forza interiore è necessaria per fare ciò che il buon giudizio ci indica essere la cosa migliore. Una cosa è sapere cosa fare; un’altra è avere la forza interiore per farlo, specialmente quando non ne abbiamo esattamente voglia. L’autocontrollo è l’esercizio della forza interiore combinata con il buon giudizio, che ci permette di pensare, fare e dire cose che fanno piacere a Dio.1
Quando osserviamo il mondo che Dio ha creato, vediamo molte cose belle e meravigliose che ci piacciono e di cui possiamo godere. «Dio … ci dà ogni cosa in abbondanza, perché ne possiamo godere» (1 Timoteo 6:17). La cosa difficile è che, a causa del peccato, tendiamo a lasciare che le cose piacevoli che Dio ha creato acquistino troppa importanza, al punto che possono cominciare ad avere dominio su di noi. Ci sono molte attività che sono perfettamente accettabili se svolte con moderazione, ma che diventano un problema se fatte in maniera eccessiva. Alcuni esempi sono il bere alcol, il mangiare, giocare al computer o guardare la televisione. Se eccediamo in attività del genere, tanto da portare a risultati insalubri o irreligiosi, o se acquistano una parte troppo importante nella nostra vita, allora permettiamo a delle attività legittime, piacevoli e rilassanti di sfuggire al nostro controllo, a nostro danno.
L’autocontrollo è necessario anche quando dobbiamo fare cose che sono necessarie ma difficili. Un esempio è l’esercizio fisico. Sappiamo che offre molti vantaggi per la salute, che irrobustisce i nostri corpi e ci fa perfino stare bene; tuttavia, per molti di noi può essere difficile tenerci in esercizio regolarmente. Un altro esempio è il riservare un momento specifico ogni giorno da passare con il Signore e la sua Parola. Sappiamo che ne abbiamo bisogno e che gioverà al nostro rapporto con Dio, ma può essere lo stesso difficile farlo rigorosamente. Fare ciò che sappiamo di dover fare è una parte dell’esercitare il nostro autocontrollo.
Anche resistere alle cose che nuocciono a noi e agli altri fa parte dell’avere autocontrollo. Per esempio, la rabbia e un linguaggio scorretto. Giacomo disse che la lingua è «un male che non si può frenare, è piena di veleno mortale». Disse: «Con essa benediciamo il Signore e Padre; e con essa malediciamo gli uomini che sono fatti a somiglianza di Dio. Dalla medesima bocca escono benedizioni e maledizioni. Fratelli miei, non dev’essere così» (Giacomo 3:8-10). Ci viene consigliato di badare a ciò che diciamo, di evitare di aprire la bocca solo per farne uscire parole avventate.
Le Scritture denunciano anche chi sparla e spettegola (Proverbi 11:13; 20:19; 26:20).
Siamo anche ammoniti a non calunniare le persone, a non fare affermazioni false e maliziose, a non diffamare o infangare gli altri (1 Pietro 2:1). Avere autocontrollo sopra ciò che diciamo è essenziale per essere simili a Cristo; quindi, faremmo una cosa saggia a pregare: «Signore, poni una guardia davanti alla mia bocca, sorveglia l’uscio delle mie labbra» (Salmi 141:3).
Parte dell’esercitare autocontrollo è la necessità di porre un freno ai nostri pensieri. Le nostre azioni rispecchiano ciò che succede prima nella nostra mente: i nostri pensieri, le decisioni, i ricordi, il dialogo interiore ecc. Alcuni scrittori cristiani si riferiscono a questo come alla nostra «vita mentale». Ciò che succede nella nostra mente è la base delle nostre azioni e delle nostre parole.
Gesù parlò di ciò che c’è dentro di noi: «Perché è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive escono dal di dentro e contaminano l’uomo» (Marco 7:21–23). La parola greca qui tradotta con cuore indica l’anima o la mente come sede di emozioni, desideri, appetiti e passioni, oltre che della volontà e del carattere. Come dice il proverbio: «Il pensiero è il padre dell’azione».
Esercitare autocontrollo sui nostri pensieri è fondamentale per viere in maniera cristiana.
Spesso permettiamo nella nostra mente ciò che non permettiamo nelle nostre azioni; ma facendolo, corriamo il rischio che questi pensieri si trasformino in azioni. Avere autocontrollo nella nostra vita mentale è un procedimento in due parti: una è il fare del nostro meglio per evitare di assorbire ciò che è irreligioso; l’altra è il rinnovare la nostra mente pensando alle cose giuste.
«Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri» (Filippesi 4:8).
Un altro aspetto dell’autocontrollo è il saper contenere certe emozioni. Rabbia, furia, risentimento, autocommiserazione e rancore sono tutti esempi di emozioni che causano danni a noi stessi e agli altri. La rabbia che si manifesta in scatti irascibili è nociva in due sensi: dà sfogo a una passione priva di freni e irreligiosa, e ferisce chi è oggetto della nostra ira.
Le persone che sono incapaci di controllare la propria rabbia spesso hanno la tendenza ad attaccare verbalmente gli altri. Di solito in seguito se ne pentono, ma la rabbia può lasciare dietro di sé ferite e rapporti incrinati che non sono facilmente riparabili. L’autocontrollo potrebbe non impedire di arrabbiarsi, ma può senz’altro evitare che una persona se la prenda con gli altri e li ferisca. «Chi è lento all'ira ha molto buon senso, ma chi è pronto ad andare in collera mostra la sua follia» (Proverbi 14:29).
Altre emozioni, come risentimento, rancore e autocommiserazione non feriscono necessariamente gli altri come la rabbia, ma sono distruttive per noi e per il nostro rapporto con il Signore. Divorano la nostra vita spirituale e sono distruttive per la nostra salute spirituale. Controllare le nostre emozioni non è facile, ma se le esaminiamo dal punto di vista del raggiungimento di una vita simile a quella di Cristo, ci rendiamo conto che sforzarci di controllarle è essenziale.
Crescere in santità significa permettere allo Spirito di Dio di avere pieno controllo sulla nostra vita. Ci richiede di sottometterci al Signore nella mente e nel corpo, di avere pensieri giusti e intraprendere l’azione giusta.
La via per sviluppare l’autocontrollo inizia con il riconoscere i punti della nostra vita in cui ne siamo privi e dove, se avessimo più autocontrollo, vivremmo più in linea con la Parola di Dio. Il passo successivo è presentare il problema al Signore, chiedendogli di cambiarci. Poi mettiamo in effetto le nostre preghiere praticando autocontrollo – o dicendo di no alle cose che sappiamo di non dover fare, oppure dicendo di sì alle cose che sappiamo che dovremmo fare.
L’apostolo Paolo ha paragonato l’apprendimento dell’autocontrollo al duro allenamento di un atleta:
«Chiunque fa l’atleta [si autocontrolla] in ogni cosa; e quelli lo fanno per ricevere una corona corruttibile; ma noi, per una incorruttibile. Io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l’aria; anzi, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso sia squalificato» (1 Corinzi 9:25–27).
Sviluppare autocontrollo è un’impresa che dura una vita, un processo nel quale a volte facciamo due passi avanti e uno indietro. Richiede preghiera, man mano che lavoriamo per cambiare le aree della nostra vita che non sono in linea con la Parola di Dio. Ma più ci opponiamo al peccato, più la nostra volontà si rinforza. Più agiremo per fare le cose che sono buone, anche se a volte difficili, più avremo la forza di continuare a farle. Avere sempre più autocontrollo ci permette di liberarci dai legami di un’eccessiva indulgenza con noi stessi e ci dà la forza di diventare più simili a Gesù.
Pubblicato originariamente nel giugno 2017.
Adattato e ripubblicato sull’Ancora il 6 ottobre 2022.
1 Jerry Bridges, The Practice of Godliness (Colorado Springs: NavPress, 2012), 152–53.