Persecuzione a Corinto

Maggio 28, 2026

Il tesoro

[Persecution in Corinth]

Il libro degli Atti riporta tre distinti viaggi missionari che condussero l’apostolo Paolo in Grecia, Turchia e Siria. Gli eventi descritti nel racconto che segue ebbero luogo durante il secondo viaggio missionario di Paolo.

Era circa l’anno 50 d.C., una ventina di anni dopo la crocifissione di Gesù Cristo. Sotto la guida dinamica e ispirata dell’apostolo Paolo, il cristianesimo si stava diffondendo in tutto l’Impero Romano, ma predicare il Vangelo era una missione rischiosa e pericolosa che richiedeva una grande dose di coraggio e di fede in Dio.

Quasi ovunque Paolo andasse, persone di ogni ceto sociale – comprese le classi dominanti (i funzionari governativi e i mercanti) e la gente comune (i lavoratori e gli schiavi) – accoglievano la Parola di Dio con gioia (Atti 17:11). Paolo e i credenti dovettero però affrontare anche molta opposizione e persecuzione, fomentate dai rivali religiosi (1 Tessalonicesi 1:6), come avvenne durante il secondo viaggio missionario di Paolo. Dopo che scoppiò la persecuzione religiosa a Tessalonica, i discepoli lo mandarono a Berea (Atti 17:1–10) e successivamente Paolo attraversò in nave il Mar Egeo per raggiungere Atene, in Grecia (Atti 17:14–15), dove tenne il suo famoso discorso all’Areopago (Atti 17:22–30).

Da Atene, Paolo percorse quasi 80 chilometri lungo la penisola greca fino alla città di Corinto. Corinto si trovava al centro delle rotte commerciali dell’Impero Romano ed era una delle città più grandi, ricche e influenti dell’epoca, sia dal punto di vista politico che economico. In quanto capitale della provincia romana dell’Acaia, era un vivace centro commerciale multiculturale che controllava le principali rotte commerciali tra il Mar Ionio e il Mar Egeo.

Dopo un breve periodo lì, Paolo incontrò Aquila e Priscilla, una coppia ebrea che era arrivata da poco a Corinto dall’Italia, perché Claudio aveva ordinato che tutti gli ebrei lasciassero Roma (Atti 18:1–2). Paolo andò a trovarli perché erano fabbricanti di tende di professione, come lui; rimase con loro e lavorò insieme a loro (Atti 18:2–3). Essi abbracciarono prontamente la fede in Cristo e ogni sabato andavano con lui alla sinagoga ebraica locale, dove lui predicava e cercava di persuadere gli ebrei che Gesù era il loro Messia, il Figlio di Dio (Atti 18:4).

Tuttavia, molti degli ebrei del luogo respinsero il messaggio di Paolo e lo osteggiarono e lo insultarono, così Paolo decise di portare il suo messaggio ai gentili. Paolo non rinunciò del tutto a testimoniare agli ebrei di Corinto, poiché soggiornò presso un cristiano gentile di nome Tizio Giusto, la cui casa era accanto alla sinagoga (Atti 18:6–7). La testimonianza di Paolo ebbe un effetto trasformante, poiché il capo della sinagoga, un uomo di nome Crispo, e tutta la sua famiglia abbracciarono la fede nel Signore, così come molti dei Corinzi che dopo aver ascoltato Paolo credettero e furono battezzati (Atti 18:8).

Ma c’erano altri leader ebrei che non accettarono la verità e manifestarono apertamente la loro opposizione con minacce nei confronti di Paolo. Paolo presentò la situazione al Signore in preghiera. «Signore», esclamò, «ci sono centinaia di migliaia di persone in questa città che non hanno mai avuto l’opportunità di sentire parlare di Te e del tuo messaggio. Considera tutte queste persone che non ascolteranno il Vangelo della salvezza e che rimarranno nelle tenebre se i nostri oppositori avranno successo nella loro campagna».

Una notte, il Signore parlò a Paolo in una visione e gli disse: «Non temere, ma continua a parlare; non tacere, perché Io sono con te e nessuno ti attaccherà per farti del male, poiché in questa città ho molti che fanno parte del mio popolo». Incoraggiato da questo messaggio e dalla promessa del Signore, Paolo si fece coraggio e continuò a predicare il Vangelo e a insegnare la Parola di Dio tra la gente di Corinto per l’anno e mezzo successivo (Atti 18:9–11). Fu in questo periodo che scrisse la prima e la seconda lettera ai Tessalonicesi.

Non è dato sapere se Crispo, il capo della sinagoga, avesse lasciato il suo incarico o fosse stato espulso a causa della sua conversione al cristianesimo, ma pochi versetti più avanti in questo capitolo si legge che un uomo di nome Sostene era a capo della sinagoga (Atti 18:17). Apparentemente minacciati dal messaggio di Paolo e dalle conversioni degli ebrei al cristianesimo, gli ebrei di Corinto, guidati da Sostene, sferrarono un attacco congiunto contro Paolo (Atti 18:12). Paolo fu afferrato dalla folla e trascinato per le strade della città fino al grande palazzo di marmo dove si trovava il tribunale del governatore romano. Poiché questa città era sotto il dominio romano, il tribunale romano era l’autorità suprema per le controversie di maggiore entità.

Il governatore della Grecia era il proconsole Giunio Anneo Gallione, fratello minore del famoso senatore romano Seneca. Sentendo che secondo le accuse era stato commesso un grave reato, ammise la folla inferocita nella sua corte. Quando la gente si fu radunata davanti al governatore, alcuni di loro si fecero avanti e presentarono le loro accuse contro Paolo.

«Quest’uomo», accusarono, «persuade la gente ad adorare Dio in modo contrario alla legge» (Atti 18:13). Le accuse contro Paolo si susseguirono; il governatore era sempre più perplesso. Dalle poche segnalazioni che aveva ricevuto, Paolo aveva compiuto opere buone in città.

All’improvviso Gallione sorrise ironicamente quando capì cosa stava succedendo. «Non si tratta altro che di rivalità religiose e discussioni su tradizioni e differenze dottrinali», pensò. «Eppure stanno cercando di farmi pressione perché emetta un giudizio su quest’uomo, accusandolo di aver violato una legge del nostro ordinamento giuridico».

Prima che Paolo avesse l’opportunità di parlare in sua difesa, Gallione si alzò in piedi e disse: «Se si trattasse di qualche colpa grave o di un delitto, sarebbe mio dovere ascoltarvi. Ma, trattandosi di sottigliezze dottrinali della vostra legge, arrangiatevi da soli! Non m’interessa e non voglio essere giudice in queste cose!» (Atti 18:14–15). Il giudizio di Gallione in questo caso stabilì il precedente legale secondo cui chi insegnava e praticava il cristianesimo non trasgrediva la legge romana.

Facendo cenno alle guardie, Gallio fece cacciare l’intera folla dall’aula. Vedendo Paolo ancora lì in piedi, gli disse a bassa voce: «Sei libero di andare». Quando Paolo uscì dall’edificio del tribunale. dopo che la folla era stata espulsa, mentre scendeva la scalinata vide che la folla lì presente si era rivoltata contro Sostene e lo picchiava davanti al proconsole. Eppure Gallione non dimostrò alcuna preoccupazione e non intervenne (Atti 18:16–17). Inaspettatamente, l’esito delle accuse contro Paolo della folla guidata da Sostene si era ribaltato contro lo stesso capo della sinagoga.

In seguito, sempre in 1 Corinzi, si fa menzione di un uomo di nome Sostene: «Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sostene, alla chiesa di Dio che è in Corinto, ai santificati in Cristo Gesù, chiamati santi, con tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore loro e nostro» (1 Corinzi 1:1–2). Non si sa se questo Sostene sia la stessa persona che si oppose a Paolo in questo racconto. Se davvero si tratta dello stesso Sostene, che Paolo qui chiama intenzionalmente «fratello», questo racconto fornisce un’ulteriore prova del potere di trasformazione del messaggio evangelico.

Dopo questo episodio, Paolo rimase a Corinto per qualche tempo, insegnando e predicando la Parola di Dio e conducendo le persone alla fede in Cristo. Durante i diciotto mesi del suo soggiorno a Corinto fondò una chiesa di considerevoli dimensioni, composta sia da convertiti ebrei che da gentili. Le sue epistole ai Corinzi nel Nuovo Testamento non sono solo degli importanti documenti storici e teologici, ma servono anche da modello per l’applicazione del Vangelo alle questioni della vita reale e per la promozione dell’amore e dell’unità tra i credenti.

Da una serie di storie bibliche sceneggiate, pubblicato dalla Famiglia Internazionale nel 1987. Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 27 maggio 2026.

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