Discepolato cristiano, parte 2: il prezzo

Maggio 18, 2026

Peter Amsterdam

[Christian Discipleship, Part 2: The Cost]

Nei Vangeli, Gesù fece alcune affermazioni piuttosto forti su cosa vuol dire seguirlo. Rese ben chiaro il fatto che essere suo discepolo ha un prezzo e che i requisiti non erano facili. L’impegno a seguirlo richiedeva un riorientamento della vita, della lealtà, dei rapporti, dei desideri e delle priorità di una persona, come succede ancora oggi.

Il discepolato è visto come un riallinearsi a Cristo; ciò significa che le nostre priorità cambiano. Il discepolato ci impone di mettere Gesù al primo posto nel nostro cuore, nella nostra vita e nelle nostre decisioni. Non vuol dire che le precedenti priorità non siano più importanti, ma che non hanno più la stessa posizione.

Nel Vangelo di Luca leggiamo: «Se uno viene a me e non odia suo padre e sua madre, moglie e figli, fratelli e sorelle e perfino la sua propria vita, non può essere mio discepolo» (Luca 14:26). In Matteo, leggiamo che Gesù dice: «Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me» (Matteo 10:35–37).

Comunque, in altri punti di questi stessi Vangeli leggiamo anche che Gesù confermò il comandamento di onorare i genitori. Quando un uomo gli chiese cosa dovesse fare per guadagnare la vita eterna, Gesù gli disse di «osservare i comandamenti». Quando l’uomo gli chiese quali, Gesù elencò alcuni dei Dieci Comandamenti, compreso quello di «onorare tuo padre e tua madre» (Matteo 19:16–19). In un altro passo, Gesù sgridò gli scribi e i farisei perché dedicavano denaro e altre cose al tempio, in maniera ipocrita, in modo da non metterli a disposizione dei loro genitori bisognosi, mentre invece potevano continuare a usarli per se stessi (Matteo 15:4–6).

Gesù auspicava che i genitori si amassero a vicenda e amassero i loro figli e che i figli amassero i genitori e si prendessero cura di loro. Perciò la sua affermazione che chi lo segue deve «odiare» i membri della sua famiglia deve essere vista nel contesto ampliato di ciò che disse sui rapporti familiari. Quando Gesù parlò di odiare padre, madre, moglie o marito e figli, non intendeva letteralmente. L’invito a odiare significava «amare meno in confronto a…», come vediamo in altri punti delle Scritture.

Nel Vangelo di Matteo, vediamo lo stesso concetto espresso in Luca, ma dalla prospettiva di non amare i nostri genitori più di Gesù (Matteo 10:37).

La vocazione di discepolo vuol dire dare la massima priorità a Gesù nei nostri affetti e nella nostra lealtà. Non è un amore esclusivo, ma ci guida a stabilire le priorità del nostro amore mettendo Gesù al primo posto. Gesù stesso diede un esempio di come stabilire le nostre priorità quando mise la sua missione prima di sua madre e dei suoi fratelli. «Sua madre e i suoi fratelli vennero da lui, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. E da alcuni gli fu riferito: “Tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori e ti vogliono vedere”. Ma egli, rispondendo, disse loro: “Mia madre e i miei fratelli sono quelli che odono la parola di Dio e la mettono in pratica”» (Luca 8:19–21).

Anche se i discepoli devono onorare i loro genitori, Dio ha una priorità più alta. Quando Dio invita qualcuno a seguirlo, se i genitori si oppongono, il discepolo capisce che, pur amando i genitori, la sua chiamata è amare Dio di più e quindi seguirlo nonostante le obiezioni del padre e della madre. Molti di quelli che seguirono Gesù mentre era in vita, oltre agli altri che si unirono alla chiesa nei decenni dopo la sua risurrezione, venivano estraniati dalla loro famiglia perché sembrava che avessero smesso di praticare la fede ebraica nel modo giusto.

Le Scritture insegnano che «se uno è in Cristo, è una creatura nuova» (2 Corinzi 5:17). Parte di quell’essere nuovo in Cristo è la modifica delle nostre priorità nella vita. Non abbandoniamo completamente i nostri altri amori, le nostre altre lealtà e responsabilità, ma capiamo che il rapporto che abbiamo iniziato con Dio è diventato più importante.

Nonostante Gesù ci abbia rivolto la chiamata di amare Dio sopra ogni altra cosa, ci ha anche comandato di amare gli altri. Rispondendo alla domanda «qual è il più importante di tutti i comandamenti?» Gesù rispose: «Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la mente tua, e con tutta la forza tua. […] Ama il tuo prossimo come te stesso». Poi concluse dicendo: «Non c’è nessun altro comandamento maggiore di questi» (Marco 12:28–31). Dobbiamo amare Dio sopra ogni altra cosa, ma dobbiamo anche amare gli altri, compresi i nostri familiari e quelli che ci sono più vicini.

Un altro campo in cui Gesù insegnò che i credenti devono dare la loro lealtà principalmente a Lui è la nostra ricchezza materiale, che include il dargli priorità sopra i nostri beni materiali. I tre i Vangeli sinottici raccontano la storia di un giovane ricco che chiese a Gesù cosa avrebbe dovuto fare per avere la vita eterna.1 Anche se aveva rispettato i comandamenti, sentiva che gli mancava qualcosa, e chiese Gesù che cos’altro doveva fare. «Allora Gesù, fissandolo nel volto, l’amò e gli disse: «Una cosa ti manca; va’, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni, prendi la tua croce e seguimi» (Marco 10:21).

Il giovane aveva osservato la maggior parte dei comandamenti, ma ce n’era uno importante che non era disposto a osservare: «Non avrai altri dèi davanti a me» (Deuteronomio 5:7).  Leggiamo che «egli, rattristatosi per quella parola, se ne andò dolente, perché aveva molti beni» (Marco 10:22). Altre traduzioni dicono rimase sbalordito, si trovò a disagio, si fece scuro in volto. Scelse di servire i suoi beni invece di Dio. La sua ricchezza terrena era più importante del tesoro nei cieli.

I discepoli rimasero sbigottiti dal commento di Gesù riguardo al giovane ricco: «Quanto difficilmente coloro che hanno delle ricchezze entreranno nel regno di Dio!» (Marco 10:23–24).

Pietro, parlando per i discepoli, gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito». E Gesù rispose con una promessa meravigliosa:

«Io vi dico in verità che non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o padre o madre o moglie o figli o poderi per amor mio e dell’evangelo, che non riceva il centuplo ora, in questo tempo, in case, fratelli, sorelle, madre, figli e poderi, insieme a persecuzioni e, nel secolo a venire, la vita eterna» (Marco 10:28–30).

Pietro parlò per i discepoli, sottolineando che avevano fatto ciò che il giovane ricco non era stato disposto a fare. Gesù rassicurò i suoi discepoli che chi accetta la sua chiamata, riceverà un grande premio, in questa vita e nell’eternità.

Chi ha messo Cristo davanti ai propri beni, ai parenti, alle case o alle terre, sarà ricompensato in questa vita e nella prossima.

Il discepolato è una chiamata a riordinare ciò che è importante per noi e a cosa diamo la massima priorità nella vita. È la chiamata a mettere Gesù al primo posto nel nostro cuore e nella nostra vita e a seguirlo nei modi che Lui indica a ciascuno di noi e secondo la sua volontà per la nostra vita — in modo personale per ognuno individualmente. Diamo la priorità al suo regno nella nostra vita e nelle nostre decisioni quando rispondiamo alla sua chiamata a «cercare prima il regno di Dio e la sua giustizia», nella fiducia che così facendo «tutte queste cose ci saranno date in più» (Matteo 6:33).

Pubblicato originariamente nel settembre 2017. Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 18 maggio 2026.


1 Vedi Matteo 19:16–30, Marco 10:17–30 e Luca 18:18–30.

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