Non è quel che sembra

Febbraio 25, 2026

Compilazione

[Beyond Face Value]

Io e mio marito ci stavamo trasferendo in un centro missionario nel Lower East Side. Io avevo fatto una deviazione a Boston mentre lui era andato direttamente là. Quando arrivai alla stazione degli autobus di New York, uscii sulla strada vicino alla fermata dei taxi e mi resi conto che si stava facendo buio. Cominciai ad avere paura e chiamai un taxi. Quando diedi l’indirizzo al tassista, lui chiese bruscamente: «Sul serio?» Azionò il tassametro e partimmo.

Nel traffico congestionato il tassametro sembrava correre più veloce della macchina. La cifra si stava rapidamente avvicinando alla somma di cui disponevo. Salendo sul taxi avevo pensato che se non avessi avuto abbastanza soldi, avrei potuto entrare di corsa nella missione e rimediare il resto, ma ora cominciavo a dubitarne.

Mi piegai in avanti per guardare meglio il conducente alla luce dei lampioni stradali. Il suo volto aveva lineamenti duri e scavati, da ex detenuto o membro di una gang. Aveva una grande cicatrice su metà del collo. Mi vennero in mente tutti i titoli di giornale che avevo letto sui tassisti. Ho fatto un errore terribile!

A quel punto feci una cosa che avrei dovuto fare prima. Pregai in silenzio: Signore, ho un problema. Proteggimi e mostrami cosa posso fare per arrivare a destinazione sana e salva.

Nella mia mente giunse una risposta chiara e precisa: Parlagli di Me.  Prima di ripensarci, feci un respiro profondo e cominciai.

«Devo confessarle una cosa. Questa corsa in taxi sta venendo a costare più di quanto mi aspettassi e non ho abbastanza soldi con me. Sto andando in un centro missionario, dove lavoreremo mio marito e io. Non conosco bene New York e non mi ero resa conto delle distanze. Appena arriviamo, faccio una corsa dentro per rimediare il resto dei soldi. Io e mio marito cerchiamo di vivere come Gesù, predicando il Vangelo a tutti quelli che incontriamo, e confidiamo che Lui provveda ai nostri bisogni quotidiani».

Proseguii dicendo: «Tutti hanno bisogno di sentire l’amore di Dio. Lui può guarire ogni ferita, ogni paura. Lui sa tutto di noi e ci vuole bene. Ha mai chiesto a Gesù di entrare nel suo cuore?»

Ci fu un silenzio lungo e pesante, quindi un colpo di tosse, poi un singhiozzo. Mi sporsi in avanti e vidi una lacrima scorrere sul viso del tassista.

«Mia nonna mi portava in chiesa quando ero piccolo», disse. «Mi parlava di Gesù. Pregavamo insieme. Ma poi è morta e da allora nessuno mi ha più parlato di Gesù. Lei ha ragione. Ho bisogno di essere guarito. Ho avuto una vita terribile. Mia nonna si vergognerebbe tanto di me per tutte le cose brutte che ho fatto. Non credo che Gesù mi perdonerebbe ora».

Ora ero io a dover trattenere le lacrime. «Gesù fu crocifisso in mezzo a due criminali. Uno di loro gli chiese di perdonarlo e Gesù disse: “Oggi sarai con Me in Paradiso”. Gesù disse che non era venuto a predicare alle persone buone o a quelle che credono di non aver bisogno del suo aiuto. Lui predicava a tutti, compresi gli emarginati, gli ubriaconi e le prostitute, le persone che sapevano di aver bisogno di Lui. È pronto ad aiutare anche lei. Tutto ciò che deve fare è chiedergli di perdonarla e Lui lo farà».

Ho proseguito: «Quando gli affidiamo la nostra vita e accettiamo il fatto che Lui sa esattamente cosa ci occorre, risponderà alle nostre preghiere al momento giusto».

«Non si preoccupi per i soldi», disse il tassista. «La porto dovunque deve andare, pago io. Quello che lei fa è davvero importante e il quartiere in cui sta andando è pieno di gente che ha bisogno di sentir parlare del Paradiso. Cercherò di pregare di più e di essere una persona migliore. È stato Dio a mandarla da me».

Arrivammo al centro missionario e lui scese a darmi una mano con i bagagli. Lo abbracciai e gli dissi che Gesù non l’avrebbe mai deluso. Lui aspettò che qualcuno venisse fuori ad accogliermi, poi mi sorrise e mi salutò con la mano mentre ripartiva.

Quando ho riflettuto su questo incontro, mi sono resa conto che entrambi ci eravamo avvicinati a Dio e avevamo sentito la sua carezza amorevole. L’amore di Dio non viene mai meno e, quando irradiamo il suo amore sugli altri, sperimentiamo a nostra volta la sua gioia nella nostra vita. «Date e vi sarà dato; vi sarà versata in seno una buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura con cui misurate, sarà rimisurato a voi» (Luca 6:38). —Joyce Suttin

A tempo e fuor di tempo

Dire che Mick era un tipo dall’aspetto rude sarebbe un eufemismo. Aveva capelli e barba lunghi e spettinati, gli mancavano alcune dita e alcuni denti, indossava numerosi anelli alle orecchie e in altre parti del corpo ed era ricoperto di tatuaggi. Mia moglie Marianne era andata in un ospedale locale a trovare un’amica. Mick e la sua ragazza erano stati portati nello stesso ospedale in seguito a un incidente in moto in cui entrambi avevano riportato ferite terribili.

Marianne aveva attaccato bottone, sperando di incoraggiare Mick e di avvicinarlo a Dio in quel momento di sofferenza e angoscia. Mick stava per subire l’amputazione della gamba destra all’altezza del ginocchio. Prima della fine di quella prima visita, Marianne diede a Mick un opuscolo sul vangelo e pregò per lui.

La volta successiva che Marianne ed io andammo a trovarlo, Mick si stava riprendendo dall’amputazione. Lo trovammo seduto sul letto, con lo spirito distrutto. Pochi istanti dopo, un assistente sociale dell’ospedale gli portò una notizia che lo devastò ulteriormente: i genitori della sua ragazza avevano ottenuto un’ingiunzione per impedire a Mick di vederla. Lui scoppiò a piangere e noi cercammo di confortarlo.

Poi Mick ci raccontò la sua vita. Era nato con un grave problema di udito in entrambe le orecchie. Alcuni anni dopo, aveva perso la vista da un occhio a causa di una scheggia di vetro proveniente dal parabrezza di un’auto. Aveva lasciato casa a quattordici anni e da allora era stato in carcere diciassette volte. Era stato in quasi tutte le prigioni dell’Australia, disse con tono pratico. Sua madre si era suicidata e il resto della sua famiglia non voleva avere contatti con lui. Gli parlammo del Vangelo e gli lasciammo alcuni libri cristiani da leggere.

Le circostanze ci impedirono di ritornare a trovare Mick in ospedale. Gli scrivemmo, ma non ricevemmo mai risposta. Passarono due anni e Mick ci telefonò. Aveva trovato una lettera che Marianne gli aveva scritto più di due anni prima e aveva deciso di provare a chiamarla. Era stato in prigione per quasi tutto il tempo trascorso dall’ultima volta che lo avevamo visto, poiché il tribunale aveva stabilito che era stato lui a causare l’incidente in moto.

Lo invitammo a cena a casa nostra. A tavola, Mick ci raccontò altro sul suo passato: il suo forte consumo di droga, i periodi trascorsi in prigione e la sua appartenenza a una banda di motociclisti. Era un personaggio davvero particolare e non cercò di nascondere nulla. Chiaro come uno specchio! Alla fine la conversazione si fece più profonda e si spostò sulla religione e sulla Bibbia. Mick affermò di credere nell’esistenza di Dio.

Gli chiedemmo se desiderasse pregare e invitare Gesù nel suo cuore. Mick rifletté per un momento, poi rispose: «Sì, va bene». Poi pregò, chiedendo a Gesù di perdonarlo per i suoi peccati e gli errori commessi in passato e di diventare il suo Signore e Salvatore.

Abbiamo continuato a vedere Mick e a cercare di aiutarlo in ogni modo possibile, soprattutto perché potesse conoscere l’amore incondizionato che il Signore prova per lui, indipendentemente dal suo passato.

«L’uomo guarda all’apparenza», ci dice la Bibbia, «ma il Signore guarda al cuore» (1 Samuele 16:7). Dio ha guardato oltre l’aspetto rude di Mick, i suoi precedenti penali e tutto il male che aveva causato a se stesso e agli altri, per vedere un cuore pentito che aveva bisogno del suo Salvatore. —Michael Lanagan

Qualcuno sta osservando

Mentre andavo di corsa a un appuntamento, passai di fianco a una mendicante sporca, con in braccio un bambino. È uno spettacolo comune a Caracas, in Venezuela, dove vivevo a quel tempo.

Dalle qualcosa. Riconobbi la voce di Gesù che parlava al mio cuore.

Ma ha l’aria di una che lo spenderà per la droga, protestai mentre continuavo a camminare.

Allora comprale del cibo.

In quel momento arrivai davanti ad un venditore di wurstel. Ordinai in fretta un wurstel e glielo portai. Mentre glielo davo, le dissi che Gesù le voleva bene e mi offersi di pregare per lei. Lei acconsentì e inchinammo il capo per pregare, lì sul marciapiede.

Alcuni giorni dopo mi fermai a prendere un panino col wurstel dallo stesso venditore, ma lui rifiutò di essere pagato. «Ho visto quello che ha fatto l’altro giorno», mi disse. «Non solo ha comprato un panino per quella donna, ma ha anche pregato per lei. Lavoro qui da quindici anni. Ogni giorno mi passano davanti migliaia di persone, ma non ho mai visto niente del genere!».

Grazie a questa esperienza, ho imparato che gli altri ci osservano quando condividiamo l’amore di Dio e tendiamo la mano per aiutare chi è nel bisogno, anche in piccoli modi. Non possiamo sapere fino a che punto la nostra testimonianza possa arrivare o come Dio possa usarci per incoraggiare gli altri a fare lo stesso. —Kevin Sosa

Pubblicato originariamente sull’Ancora in inglese il 24 febbraio 2026.

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