Compilazione
Come la maggior parte delle persone, apprezzo la prevedibilità. I cambiamenti possono significare un passo nell’ignoto e la perdita della mia preziosa routine — un’eventualità spaventosa.
Significa anche che devo rinunciare a parte del controllo sulle cose. Anche questo mi spaventa. Per quanto uno si prepari come meglio può, i fattori coinvolti sono così tanti che è impossibile controllarli tutti.
«Il cambiamento arriva sempre con dei regali», scrisse Price Pritchett, ma sono sicuro che a volte tutti ci siamo chiesti se ne valeva la pena e se non sarebbe stato meglio (o almeno più facile) rinunciare ai cambiamenti invece di doverne subire i disagi. D’altra parte, spesso non abbiamo scelta; i cambiamenti hanno un modo tutto loro di arrivare, che li vogliamo o no.
Una cosa di cui ho fatto esperienza recentemente, però, è che è più facile affrontare un cambiamento quando al nostro fianco c’è Dio.
Dio conosce tutto, compreso il futuro. Può prepararci come noi non potremmo mai fare e fa cooperare tutte le cose al nostro bene (Romani 8:28). Non è mai sorpreso dalle curve sulla strada o dai colpi di scena ed è in grado di guidarci e prepararci per quello che ci aspetta, anche se noi non riconosciamo ciò che sta avvenendo.
Dio è in controllo. Sapere che l’Essere che ci ha creato e che porterà a termine lo scopo che ha per noi (Salmi 138:8) è dalla nostra parte, può essere proprio l’iniezione di fiducia di cui abbiamo bisogno per affrontare quello che ci aspetta. «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Romani 8:31).
Un’importante consapevolezza che Dio ci aiuta a raggiungere nei momenti di cambiamento è quella dell’amore incondizionato che prova per ciascuno di noi. Quando i cambiamenti sono difficili, spaventosi o dolorosi, Lui rimane al nostro fianco. Il suo amore non vacilla mai. Vuole solo il meglio per noi. Anche se affrontiamo innumerevoli cambiamenti ed esperienze che plasmano e modificano il nostro carattere, Lui rimane costante, solidale e affidabile. È il miglior amico che potremmo avere — e questo non cambierà mai: «Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e in eterno» (Ebrei 13:8). —Ronan Keane
Indicatori e segnalatori
L’estate scorsa ho distrutto il nostro furgone. Nessuno se lo aspettava. Stavo guidando nel pieno dell’estate, e anche nel pieno dell’ora di punta, completamente persa. In mezzo al traffico che procedeva a passo d’uomo, il climatizzatore ha smesso di funzionare. Ho pensato che fosse solo sfortuna rimanere bloccata nel traffico senza aria condizionata, quindi ho fatto quello che faccio spesso quando le cose vanno male: andare avanti a tutti i costi.
Finalmente sono riuscita a far funzionare il GPS, sono arrivata dove dovevo prendere i miei figli e sono tornata verso casa con i finestrini aperti. Nell’ultimo tratto del viaggio di ritorno, ho iniziato a sentire uno strano rumore. Sapevo che c’era una stazione di servizio a circa tre chilometri, quindi ho proseguito fino a raggiungerla. Quando siamo arrivati, l’auto faceva fumo; le nuvole di fumo misto a olio hanno annunciato il nostro arrivo a tutti quelli che stavano intorno.
In pochi minuti, sono stata circondata da diversi ragazzi che avevano notato la mia evidente situazione di «dama in pericolo». Ci hanno messo meno di un secondo a capire che il radiatore era asciutto, l’auto era surriscaldata e molto probabilmente il motore era fuso.
Uno dei ragazzi mi ha mostrato l’indicatore sul cruscotto, quello chiamato termometro. Era su al massimo, indicando che il motore era troppo caldo. Probabilmente il termometro aveva segnalato il problema molto prima che costringessi l’auto surriscaldata a percorrere un centinaio di chilometri nella torrida estate texana.
Se avessi prestato attenzione ai segnali di avvertimento e controllato il termometro, mi sarei accorta che si stava scaldando troppo. Avrei potuto accostare e cercare di aggiungere del liquido al radiatore. Quella semplice piccola azione avrebbe salvato la nostra auto. Ah, la saggezza del senno di poi!
Con questa esperienza ho imparato una lezione importante che può essere applicata alla vita. Dio ha impiantato in ciascuno di noi degli indicatori che ci dicono di cosa abbiamo bisogno fisicamente, mentalmente, emotivamente e spiritualmente. Quando iniziamo a sentirci stanchi e sfiniti, dobbiamo prestare attenzione e prenderci del tempo per ricaricare lo spirito e stare un po’ in comunione con Dio e la sua Parola.
A volte è difficile resistere al desiderio di «andare avanti a tutti i costi», ma così facendo possiamo ignorare i segnali di pericolo. Gesù comprende questa tentazione e ci ha insegnato a gestire i nostri momenti di stress:
«Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore, e voi troverete riposo per le vostre anime. Poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero» (Matteo 11:28-30).
Secondo Gesù, non dovremmo sentirci sempre in dovere di prendere il controllo e superare a forza le situazioni. Quando ci sentiamo oppressi, il che significa fondamentalmente appesantiti, sovraccarichi, oberati o stressati, dovremmo andare da Lui e Lui ci darà riposo.
Imparare ad ascoltare i nostri indicatori e prestare attenzione ai nostri segnali ci aiuta a sintonizzarci con ciò di cui il nostro corpo, la nostra mente e il nostro spirito hanno bisogno per sopravvivere e prosperare. Prenderci del tempo per comunicare con Dio e cercare la sua guida ci preparerà ad affrontare qualsiasi cosa la giornata ci riservi. «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più» (Matteo 6:33). —Mara Hodler
Vivere una vita degna della sua chiamata
Una delle domande centrali a cui i filosofi e i teologi si sono sforzati per millenni di dare una risposta è il mistero di ciò che dà significato alla vita. Tutti vogliono essere felici e soddisfatti, ma come possiamo distinguere la vera felicità e da dove proviene?
Gli antichi greci credevano che la fonte della felicità fosse interiore e potesse essere coltivata conducendo una vita degna. Chiamavano questo stato eudaimonia, che Aristotele descrisse come la partecipazione ad attività che richiedono i nostri talenti e pongono una sfida alle nostre capacità, un comportamento tale da giovare agli altri, una vita condotta secondo principi e virtù. Non è sufficiente limitarsi a possedere la capacità o l’inclinazione a fare qualcosa: l’eudaimonia richiede che vengano messe in pratica con fatti concreti.
Nella sua lettera agli Efesini, Paolo implora i cristiani di quella città a condurre una vita degna della loro vocazione (Efesini 4:1). Prosegue poi spiegando che ciò si può fare mantenendosi umili, mansueti, pazienti, tolleranti, amorevoli e vivendo in pace con gli altri.
Condurre una vita virtuosa e basata su principi sani sembra una buona idea. Purtroppo, in quanto esseri umani, la nostra natura imperfetta spesso non ci permette di riuscirci da soli. Come credenti, però, possiamo usufruire della potenza divina che ci aiuta a fare progressi nel trascendere le nostre limitazioni. «È Dio che mi cinge di forza e che rende la mia vita perfetta» (Salmi 18:32).
Anche Salomone, spesso ritenuto l’uomo più saggio mai esistito, scoprì la futilità di una vita vissuta soltanto per se stessi e per le cose del mondo, ma intravide la soluzione. Alla fine della sua ricerca di significato e felicità nel libro dell’Ecclesiaste, conclude: «Ecco la conclusione di tutto il discorso: rispetta Dio e ubbidiscigli; questo è tutto il senso della vita» (Ecclesiaste 12:13).
Più impariamo a mettere Dio e il benessere degli altri al centro dei nostri pensieri e delle nostre azioni, più la nostra vita avrà un senso e uno scopo. —Ronan Keane
Pubblicato originariamente sull’Ancora in inglese il 27 gennaio 2026.