Il giorno del Signore

Aprile 5, 2025

Peter Amsterdam

[The Day of the Lord]

In 1 Tessalonicesi cap. 4, Paolo sollevò la questione dei cristiani già deceduti, quando scrisse:“Ora, fratelli, non vogliamo che siate nell’ignoranza riguardo a quelli che dormono, affinché non siate contristati come gli altri che non hanno speranza” (1 Tessalonicesi 4:13). Qui usò la metafora di quelli che dormono per quelli che erano morti, ma alcuni versetti dopo parla dei deceduti come dei morti (1 Tessalonicesi 4:16).

Il motivo per cui Paolo non voleva che i credenti fossero privi di informazioni riguardo ai cristiani già morti era “affinché non siate contristati come gli altri che non hanno speranza”. Paolo non diceva che i credenti non dovrebbero addolorarsi per la dipartita dei loro cari; piuttosto, come qualcuno ha scritto: “Il loro dolore doveva essere mitigato e informato dalla speranza basata sulla risurrezione di Cristo e la promessa del suo ritorno.1

Paolo prosegue col dire: “Infatti, se crediamo che Gesù morì e risuscitò, crediamo pure che Dio, per mezzo di Gesù, ricondurrà con lui quelli che si sono addormentati” (1 Tessalonicesi 4:14). Una delle dottrine fondamentali del cristianesimo è che Gesù morì e risuscitò. Paolo stava probabilmente citando un credo che era in circolazione tra i credenti e che era in uso nella chiesa tessalonicese in quei giorni. La morte e la risurrezione di Gesù erano presentate come garanzia della risurrezione dei credenti (Romani 8:11; 2 Corinzi 4:14).

“Ora vi diciamo questo per parola del Signore: noi viventi, che saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo coloro che si sono addormentati” (1 Tessalonicesi 4:15). Per qualche motivo, era importante che i Tessalonicesi sapessero che, quando Gesù sarebbe tornato, i credenti ancora in vita non avrebbero avuto la precedenza su quelli che erano già morti.

Il passo prosegue dicendo:  “Perché il Signore stesso con un potente comando, con voce di arcangelo e con la tromba di Dio discenderà dal cielo, e quelli che sono morti in Cristo risusciteranno per primi” (1 Tessalonicesi 4:16).

In questo versetto, in cui Paolo si riferì alla venuta di Gesù, il termine greco per indicarla era parousia. È un termine che in genere significava l’arrivo glorioso di un sovrano o un governante in visita a una città. Queste visite portavano a grandi festeggiamenti, compresi banchetti, discorsi in elogio dei visitatori e dediche di statue, oltre alla costruzione di archi e nuovi edifici. Le autorità cittadine e la popolazione locale indossavano vesti speciali e uscivano dalla città per incontrare il sovrano e scortarlo al suo interno.

Paolo usò questo concetto di parousia per descrivere l’arrivo di Gesù e la gloria e le cerimonie che accompagneranno il suo ritorno, oltre che per rassicurare i Tessalonicesi che tutti i cristiani, vivi e morti, avrebbero partecipato a questo avvenimento meraviglioso. Il ritorno di Gesù non sarà segreto. Prima ci sarà un grido di comando. Non siamo sicuri di chi lo lancerà, ma potrebbe riferirsi a Dio Padre, che dà ordine che i morti in Cristo risorgano.

Il ritorno di Gesù è accompagnato da una voce di arcangelo e dal suono della tromba di Dio. Ai tempi di Paolo, le trombe non erano usate principalmente come strumenti musicali; erano usate piuttosto nelle esercitazioni militari e in avvenimenti come le processioni funebri. In questo caso, i morti udranno il grande suono della tromba di Dio che li chiama e risponderanno all’ordine di risorgere. Sia qui che in 1 Corinzi 15:52, la tromba di Dio è l’appello per la risurrezione dei morti.

Quando si udrà il suono della tromba, i morti in Cristo risusciteranno per primi. Non tutti i morti risusciteranno in questo momento; solo quelli che hanno ricevuto la salvezza mediante Cristo prima di morire. Paolo voleva indicare chiaramente ai Tessalonicesi che i credenti che erano morti saranno presenti al ritorno di Gesù.

Paolo prosegue dicendo: “Poi noi viventi, che saremo rimasti, saremo rapiti assieme a loro sulle nuvole, per incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore” (1 Tessalonicesi 4:17). Dopo che i morti saranno risorti, i cristiani ancora in vita si uniranno a loro e tutti insieme andranno a incontrare il Signore, al momento della sua parousia, spesso chiamato anche “rapimento”. Quando i due gruppi saranno riuniti, tutti saranno rapiti insieme.

Scrivendo a proposito dell’incontrare il Signore nell’aria, Paolo indica che sono i corpi dei credenti risorti e di quelli vivi, e non solo le loro anime, a incontrare il Signore nell’aria. Non spiega come avverrà, ma sia qui che in altri scritti indica chiaramente che si aspetta una trasformazione del corpo umano a una condizione di immortalità. In un altro punto scrisse che Gesù “trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, mediante il potere che egli ha di sottomettere a sé ogni cosa” (Filippesi 3:20-21).

La fine di questo processo, la risurrezione, viene indicata nella frase finale: e così saremo sempre col Signore. Al ritorno di Cristo, tutti i credenti, morti o vivi, si uniranno a Gesù, il nostro Re e Salvatore, e saremo sempre col Signore.

Poi, in 1 Tessalonicesi 5, Paolo risponde alla domanda dei credenti tessalonicesi: quando sarebbe arrivato il giorno del Signore? Scrive: “Ora, quanto ai tempi e alle stagioni, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva, poiché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte” (1 Tessalonicesi 5:1-2).

Non c’è da sorprendersi che Paolo abbia affrontato la questione della cronologia del giorno del Signore. Negli scritti ebraici, oltre che nelle Scritture, si prestava molta attenzione a questo argomento. Nel libro di Daniele viene fatta la domanda: “Quando sarà la fine di queste cose straordinarie?” (Daniele 12:6). Sul Monte degli Ulivi, i discepoli di Gesù gli chiesero: “Dicci, quando avverranno queste cose? E quale sarà il segno della tua venuta e della fine dell’età presente?” (Matteo 24:3). Gesù rese chiaro ai suoi discepoli che solo suo Padre conosceva il momento del giorno del Signore (Matteo 24:36; Atti 1:6-7).

Nelle Scritture, il giorno del Signore spesso si riferisce a quando Gesù tornerà per giudicare i popoli della terra e verserà la sua ira a causa del peccato.2 Comunque, per il popolo di Dio, il giorno del Signore sarà un giorno di salvezza (Zaccaria 14:1-21. Nelle lettere di Paolo questo evento è chiamato “il giorno del Signore nostro Gesù Cristo” (1 Corinzi 1:8; Filippesi 1:6, 9-10).

Dato che non era possibile per i credenti sapere quando quel giorno sarebbe arrivato, dovevano essere sempre pronti. Questo si applica a tutti i cristiani, passati, presenti e futuri. “Anche voi siate pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate” (Luca 12:39-40).  Il giorno del Signore arriverà all’improvviso, in un momento inaspettato, come quando un ladro entra in una casa nel mezzo della notte. Paolo non disse che non ci saranno dei segni prima della fine, ma voleva sottolineare che, visto che è impossibile sapere il momento esatto del ritorno di Cristo, dovevano essere sempre pronti.

Dopo aver affermato che il Signore verrà come un ladro di notte e che il suo arrivo sarà inaspettato, Paolo proseguì, spiegando che i non credenti non riusciranno a trovare rifugio dal giudizio a venire. “Quando diranno: ‘Pace e sicurezza’, allora una rovina improvvisa verrà loro addosso, come le doglie alla donna incinta; e non scamperanno” (1 Tessalonicesi 5:3)

Poi Paolo indica la differenza tra i credenti e i non credenti di Tessalonica.“Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno vi sorprenda come un ladro” (1 Tessalonicesi 5:4). Paolo non dice che la chiesa saprà quando arriverà quel giorno, ma afferma che i cristiani sono preparati per l’evento finale, quini non sono nelle tenebre.

Gli scrittori del Nuovo Testamento descrivono la salvezza come il passare dal buio alla luce. “Un tempo infatti eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore” (Efesini 5:8). “Egli ci ha riscossi dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio” (Colossesi 1:13). I credenti tessalonicesi (come i cristiani in generale) sono preparati perché credono, quindi possono guardare a quel giorno con anticipazione.

Poi Paolo dice: “Voi tutti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre (1 Tessalonicesi 5:5). I “figli della luce” sono le persone salvate dalle tenebre; ora appartengono al regno della “luce”. Come scrisse l’apostolo Pietro: “Voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa (1 Pietro 2:9).

A questo punto l’apostolo Paolo passa dal parlare di ciò che loro, i Tessalonicesi, fanno, a ciò che noi, i cristiani, dovremmo fare. “Perciò non dormiamo come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri”(1 Tessalonicesi 5:6). Ora viene chiesto loro di agire in conformità a ciò che sono diventati in quanto figli della luce. Come dice un commentatore: “La condotta dei cristiani dovrebbe distinguersi da quella degli ‘altri’, i non credenti le cui vite sono marcate dal ‘sonno’ dell’indifferenza morale e del peccato”.3

Paolo dice ai credenti di Tessalonica che, invece di “dormire” nel peccato, devono “vegliare ed essere sobri”, o “rimanere svegli e pronti” per il suo ritorno. È una chiamata a essere svegli e vigili sia spiritualmente che moralmente e a esercitare autocontrollo. Il passo, poi, prosegue: “Ma noi, poiché siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell’amore, e preso per elmo la speranza della salvezza” (1 Tessalonicesi 5:8). Oltre a essere sobri e pronti per il giorno del Signore, devono essere armati delle virtù cristiane: fede, amore e speranza.

Paolo poi passa alla differenza tra il destino dei cristiani e dei non credenti: “Dio non ci ha destinati all’ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, il quale è morto per noi perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui” (1 Tessalonicesi 5:9-10). Al momento del ritorno del Signore i cristiani otterranno la salvezza, non grazie ai loro meriti personali, ma grazie all’amore e alla grazia di Dio ricevuti per mezzo della morte e della risurrezione di Gesù. Questa salvezza finale è descritta come una vita insieme al Signor nostro Gesù Cristo. Che cosa meravigliosa!

Paolo chiude questo capitolo dicendo: “Perciò consolatevi gli uni gli altri ed edificatevi l’un l’altro, come già fate” (1 Tessalonicesi 5:11). I credenti tessalonicesi erano preoccupati per il giorno del Signore, che era collegato alla loro domanda a proposito dei morti in Cristo. Lui dice loro di incoraggiarsi e consolarsi a vicenda, di ricordare gli uni agli altri che Dio li ha condotti alla salvezza, sia quelli ancora in vita sia quelli già deceduti. Possa questo incoraggiare anche noi.

Pubblicato originariamente nel marzo 203. Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 10 marzo 2025.


1 Gene L. Green, The Letters to the Thessalonians (Grand Rapids: Eerdmans, 2002), 219.

2 See Ezekiel 30:3; Joel 1:15, Amos 5:18, 20; Zephaniah 1:14; Acts 2:20; 2 Peter 3:10.

3 Green, The Letters to the Thessalonians, 238.

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