Uno strumento della sua pace

Febbraio 28, 2022

Compilazione

[An Instrument of His Peace]

O Signore, fa’ di me uno strumento della tua Pace: Dove c’è odio, fa’ch’io porti l’Amore. Dove c’è offesa, ch’io porti il Perdono. Dove c’è dubbio, ch’io porti la Fede. Dove c’è disperazione, ch’io porti la Speranza. Dove ci sono le tenebre, ch’io porti la Luce. Dove c’è tristezza, ch’io porti la Gioia.

O Maestro, fa’ch’io non cerchi tanto di essere consolato, quanto di consolare; di essere compreso, quanto di comprendere; di essere amato, quanto di amare. Poiché è dando, che si riceve; è perdonando, che si è perdonati; è morendo, che si resuscita a Vita Eterna. —Attribuito a San Francesco d’Assisi

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La preghiera di San Francesco è una preghiera carica di significato spirituale. Tanto per cominciare, le prime poche righe indicano come dovremmo vivere. In questo mondo pieno di buio, disperazione e dolore, dovremmo essere persone che promuovono luce, speranza e gioia. Questa preghiera ci dice di condurre la nostra vita come fece Gesù durante il tempo che passò sulla terra. Vivere allo stesso modo è la forma più efficace di rispecchiare l’immagine di Dio nella nostra vita di uomini e donne create da Lui. […]

Sebbene fosse nato da una famiglia benestante, in seguito [San Francesco] scelse di dedicare la vita a Gesù Cristo. Si dice che abbia perfino avuto una visione in cui Cristo gli disse: “Ripara la mia chiesa” — cosa che lui fece con le sue stesse mani. Scelse di condurre una vita che compiacesse Cristo, anche se significava lasciarsi alle spalle le sue ricchezze materiali.

Molti di noi forse non sono chiamati a seguire la stessa strada di San Francesco. Comunque, come seguaci di Cristo, siamo chiamati a essere come Lui e a vivere come Lui. […] Questa preghiera ci ricorda come dovremmo comportarci ogni giorno, specialmente nel modo in cui trattiamo gli altri. —Da Christianity.com1

Seminare amore, perdono e gioia

Nella natura umana e specialmente nella nostra società attuale, c’è una tendenza a comportarsi con egoismo, a concentrarsi su di sé per esaltare l’importanza del proprio “io”, ignorando il modo in cui il nostro comportamento e i nostri atteggiamenti colpiscono chi ci sta intorno. È facilissimo dimenticare che incentrarsi sugli altri è una maniera importante per incentrarsi su Dio e che alcune delle nostre migliori opportunità di servirlo si trovano nel servire bene il prossimo. […]

Poiché una reazione ne genera un’altra, anche le azioni più piccole possono avere un effetto enorme. A tutti è capitato che una giornata migliorasse o fosse rovinata dalla semplice interazione con un’altra persona, che tutto sia stato cambiato da una parola o un gesto rapido. La nostra vita è colma di opportunità di fare la differenza nella vita di un altro, in maniera positiva o negativa; invece di limitarci a evitare un danno, il nostro obiettivo dovrebbe essere la scelta determinata di amare e di essere un vero “strumento della pace di Dio”.

Poiché l’amore di Dio non ha limiti, è impossibile contare o elencare tutti i modi in cui possiamo rispecchiare il suo amore e rifletterlo sugli altri. La preghiera di San Francesco, comunque, può essere vista sotto tre aspetti. Il primo è un atteggiamento di misericordia e perdono, quando preghiamo: “Dove c’è odio, fa ch’io porti l’amore; dove c’è offesa ch’io porti il perdono”. Nella Bibbia nostro Signore ci ricorda ripetutamente l’importanza del perdono, dicendoci che non c’è un limite a quante volte dovremmo perdonare chi ci ha offeso. Dobbiamo coltivare un atteggiamento di compassione, offrire misericordia invece di cercare la vendetta, anche quando è difficile farlo. È possibile farlo in tanti modi, che si tratti di rinunciare al dolore causato da una vecchia lite familiare o semplicemente di difendere una persona da un pettegolezzo maligno, che la si conosca o no.

San Francesco ha anche evidenziato l’amore che possiamo dimostrare anche solo comportandoci in maniera allegra e positiva: “Dove c’è disperazione, ch’io porti la Speranza. Dove c’è tristezza, ch’io porti la Gioia”. Coltivare uno spirito di gratitudine per le benedizioni di Dio può fare molto, non solo per le persone con cui veniamo in contatto, ma anche per noi stessi, perché ricordando agli altri di essere grati, lo ricordiamo anche a noi stessi.

È sorprendente come basti poco per sollevare lo spirito di una persona: una breve visita a un vicino anziano o ammalato, un regalo “tanto per farlo” o semplicemente notare una persona e farle un complimento o rivolgerle un sorriso. Quante volte ci è capitato di sentire che un gesto gentile “mi ha ridato fede nell’umanità”? Quando viviamo una vita in Cristo piena di santa gioia, non ridiamo semplicemente fede nell’umanità, ma anche fede in Dio. —Rebecca Smith2

Cercando di capire

La preghiera di San Francesco dice: “O Maestro, fa’ch’io non cerchi tanto […] di essere compreso, quanto di comprendere”. Non è sempre facile comprendere gli altri. Ogni persona viene da un ambiente, da esperienze, speranze e sogni diversi e quello che ha perfettamente senso per me può non averlo per un altro.

Poiché siamo tutti fatti in modo diverso, può essere piuttosto difficile capire perché la gente pensa e si comporta come fa. Penso che la tendenza naturale, però, sia presumere che gli altri siano come noi, o aspettarci che lo siano. Questo può farci saltare a delle conclusioni. Il problema con questo è che spesso non saltiamo alla conclusione giusta, o magari saltiamo a quella sbagliata. Potrei immaginare che una cosa detta o fatta da qualcuno sia stata stupida, arrogante o sgarbata perché non ho capito i suoi motivi o le sue circostanze.

È molto facile presumere qualcosa. È molto più difficile prendersi il tempo di scoprire i motivi dietro alle azioni o agli atteggiamenti di una persona. Significa che dovremmo lasciare i nostri panni — impressioni, esperienze, simpatie e antipatie — per metterci in quelli degli altri. Dobbiamo cercare deliberatamente di comprendere e di evitare le nostre supposizioni.

La Bibbia ci dice di “non giudicare”,3 ma quando sembra che un altro abbia torto o sia semplicemente diverso o estraneo alla nostra esperienza personale, può essere difficile vedere altro. Ancora prima di cercare di capirle, troppo spesso tendiamo a etichettare le persone. Anche se sappiamo (teoricamente) che nemmeno noi siamo perfetti, spesso ce ne dimentichiamo in fretta quando ci troviamo di fronte alle apparenti imperfezioni altrui.

Quando vedo un difetto in qualcun altro, so che troppo spesso l’ultima cosa che penso è: “Be’, nemmeno io sono perfetta”. Se però fossi perfetta? Sarei autorizzata a giudicare? Non secondo la Bibbia. “C’è un solo Legislatore, che può salvare e mandare in perdizione; ma tu chi sei, che giudichi un altro?”4

Ci fu una sola Persona perfetta, Gesù. Non peccò mai né mai lo farà. Se c’è qualcuno nella posizione di giudicare, è Lui. Come trattava le altre persone e i loro errori? Che tipo di esempio ci diede per interagire con quelle persone meno-che-perfette?

Quando Gesù incontrò la Samaritana al pozzo,5 ebbe la grande opportunità di mettere alcune cose in chiaro con lei. Il suo obiettivo, però, non era quello. Gesù non la giudicò e non la dismise basandosi sulle apparenze o la sua storia. Si prese il tempo di guardarla sul serio.

Gesù si sedette con quella donna e ascoltò le sue domande, i suoi dubbi, i suoi timori. Trovò il tempo di risponderle. Vide tutto ciò che era e tutto ciò che avrebbe potuto essere. Evidentemente Gesù la capì abbastanza bene da riuscire a creare un contatto con lei al suo livello, perché lei tornò di corsa in paese a parlare a tutti di Lui. Non conosceva Gesù nemmeno da un giorno, ma si fidò di Lui abbastanza da indicarlo come il Salvatore. Poiché aveva cercato sinceramente di capirla, Gesù fu in grado di raggiungere non solo lei, ma altre persone in quella cittadina della Samaria.

Quante volte giudichiamo le persone basandoci sulle apparenze o sulle loro azioni, senza prima cercare di capire cosa le motiva? Quante volte etichettiamo gli altri e poi li trattiamo secondo quelle etichette, senza mai fermarci ad ascoltare tutta la loro storia?

Chissà quali amicizie potremmo formare o quali opportunità avere di parlare del vangelo, se scegliessimo di amare e capire senza etichette e pregiudizi. Forse la persona che abbiamo etichettato ed evitato è a un punto della sua vita in cui potrebbe avere un bisogno disperato di una parola d’incoraggiamento o di un gesto d’amicizia. Bisogna rinunciare a etichette e pregiudizi prima di poter capire e valutare davvero una persona per quel che è: un compagno essere umano creato a immagine di Dio, una persona per cui Gesù morì sulla croce, una persona bisognosa del suo amore e della nostra comprensione. —Marie Story6

Pubblicato sull’Ancora in inglese il 21 settembre 2021.



1 https://www.christianity.com/wiki/prayer/what-is-the-prayer-of-st-francis-origin-and-meaning.html.

2 https://catholicexchange.com/make-me-an-instrument-of-your-peace.

3 Matteo 7,1.

4 Giacomo4,11–12 NR.

5 Giovanni 4,4–42.

6 Adattato da un podcast di J1T.

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