La distanza non conta

Novembre 6, 2017

 

Steve Hearts

[No Matter How Far]

Ci sono state tantissime volte in cui ho provato la sensazione che o Gesù era distante da me o io mi ero allontanato troppo da Lui per ritrovare la via del ritorno. Una notte, però, ho capito chiaramente che entrambe le idee sono lontanissime dalla verità.

Facevo fatica ad addormentarmi, così ho deciso di ascoltare qualche passo della Bibbia. Ho scelto il libro di Giovanni, quello che preferisco dei quattro Vangeli. È stato molto rigenerante, perché era da un po’ di tempo che non lo ascoltavo e non lo leggevo sulla mia Bibbia in Braille. Una cosa che ha parlato al mio cuore è stata questa storia:

Quando fu sera, i suoi discepoli scesero al mare e, montati in una barca, si dirigevano all'altra riva, verso Capernaum. Era già buio e Gesù non era ancora venuto presso di loro. Era agitato, perché tirava un forte vento. Com'ebbero remato per circa venticinque o trenta stadi, videro Gesù camminare sul mare e accostarsi alla barca; ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non temete». Essi dunque lo vollero prendere nella barca, e subito la barca toccò terra là dove erano diretti. —Giovanni 6,16-21 [1]

Conoscevo questa storia da quando ero bambino, ma quella notte ha acquisito un significato fresco e nuovo, come fa sempre la Parola di Dio quando chiedo l’aiuto e la guida dello Spirito Santo mentre la studio.

Ho visto che, anche se Gesù non era fisicamente presente con i discepoli quando avevano cominciato il loro viaggio attraverso il mare, loro non sfuggivano alla sua vista neppure per un momento. Li teneva d’occhio. Mi sono spesso chiesto quale fosse la distanza esatta tra il monte dove stava Gesù e il mare, o lago, che i discepoli stavano attraversando. Qualunque essa fosse, è chiaro che non era un problema. Gesù sapeva esattamente dov’erano, oltre a conoscere le circostanze in cui si trovavano, così fu in grado di essere vicino a loro esattamente nel momento in cui arrivò la tempesta e loro avevano bisogno del suo intervento.

Lo stesso succede a noi oggi. Anche se la sua presenza non è sempre ovvia, anzi, a volte può sembrare distante, il fatto non cambia che Lui è sempre con noi e non ci perde mai di vista. È anche fedele a manifestarsi chiaramente a noi in tantissimi modi e nei momenti in cui sa che è più necessario.

Ho anche notato che quando i discepoli lo videro avvicinarsi alla barca camminando sull’acqua rimasero terrorizzati. Ma appena scoprirono che era Gesù, “lo vollero prendere nella barca”. Soltanto allora arrivarono immediatamente a destinazione. Sembra quasi che quel giorno abbia fatto simultaneamente due miracoli: calmare la tempesta e accorciare il loro viaggio.

Per me, la barca simboleggia certe parti del mio cuore e della mia vita in cui non lascio entrare il Signore, vuoi per paura, vuoi per orgoglio. Ma più a lungo gli nego l’ingresso, più danni subiscono queste aree della mia vita che spesso sono già deteriorate e disastrate. Quando gli permetto di entrare, Lui sistema subito le cose ed io mi sento sicuro e rinnovato – proprio come devono essersi sentiti i discepoli appena raggiunsero sani e salvi la loro destinazione – e la tempesta della mia lotta interiore si ferma e io arrivo alla riva tranquilla della fede e della fiducia in Lui.

Mi è anche venuta in mente la storia raccontata in Giovanni 4, sul funzionario regale che era andato da Gesù a supplicarlo di salvare suo figlio che era in punto di morte. Gesù gli disse semplicemente: “Va’, tuo figlio vive”.[2] L’uomo scelse di avere piena fiducia nelle parole di Gesù. Ebbe fede che la distanza fisica tra Gesù e il suo figlio morente non era troppo grande per il miracoloso potere divino di guarigione e che suo figlio sarebbe guarito. È fu così.

Allo stesso modo, non importa quanto possa sembrare distante la presenza di Gesù, né quanto mi sono allontanato da Lui per essermi lasciato trascinare dalle onde della vita. Non esiste distanza troppo grande che Lui non possa superare né tempesta troppo furiosa che non possa calmare né acque troppo agitate da impedirgli di camminarci sopra.

Mentre ero lì sdraiato a riflettere su queste cose, la mia pace interiore è aumentata e ben presto mi sono addormentato tra le braccia di Gesù – le stesse braccia che Lui aveva allungato per afferrare Pietro quando aveva cominciato ad affondare mentre cercava di raggiungerlo camminando sul mare in tempesta.[3] Le stesse braccia che si allungano sempre per accogliermi, non importa quanto io mi sia allontanato o sia andato alla deriva.

Anche se a volte potrò perdere di vista la sua presenza nella mia vita, è consolante sapere che Lui non perderà mai di vista me. Anche se a volte potrei smarrirmi sulla strada della vita, Lui sa sempre dove trovarmi. Adesso, nei momenti in cui sento aumentare la distanza tra Lui e me, mi ricordo semplicemente questi fatti rassicuranti e, prima di accorgermene, quella sensazione di distanza si trasforma in una di vicinanza a Lui, appena mi ricordo che non mi lascerà né mi abbandonerà mai.[4]

Come dice quella canzone di Steven Curtis Chapman:

Tiene sempre gli occhi puntati su di noi;
i suoi occhi non si chiudono mai nel sonno.
E dovunque tu vada,
sarai sempre davanti ai suoi occhi.[5]

Pubblicato sull’Ancora in inglese il 7 giugno 2017.


[1] NR.

[2] Vedi versetti 46–54.

[3] Vedi Matteo 14,31.

[4] Vedi Ebrei 13,5.

[5] “His Eyes” di Steven Curtis Chapman.

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